Potere operaio - le origini dell'alpinismo lecchese e dei Ragni
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L'epopea della "seconda conquista delle Alpi", quella di tutti noi: del popolo, delle persone comuni, che nella montagna hanno trovato uno spazio di libertà e una realizzazione di sé e dei propri sogni
L'alpinismo è un'invenzione della classi sociali più abbienti che, sull'onda della cultura romantica, ha cominciato a guardare al paesaggio alpino come tappa fondamentale del "grand tour", l'itinerario di formazione di ogni rampollo delle buone famiglie nobili e alto borghesi.
Sul finire dell'Ottocento, però, anche il popolo scopre la montagna come destinazione economica e facilmente raggiungibile per trascorrere il poco tempo libero lasciato a disposizione dal duro lavoro nelle fabbriche. Ben presto migliaia di escursionisti invadono i sentieri ad ogni fine settimana e alcuni di loro puntano lo sguardo più in alto: verso le creste e le pareti.
Fra questi ci sono anche gli operai lecchesi che, forti della prestanza fisica e dell'abilità manuale maturate lavorando nelle officine metalmeccaniche, presto si impongono come i nuovi campioni dell'alpinismo, capaci di affrontare e risolvere gli "ultimi problemi delle Alpi".
È la storia di Riccardo Cassin e della formidabile pattuglia degli scalatori lecchesi degli Anni 30 e poi dei giovani come Walter Bonatti e i Ragni di Lecco, che, nell'immediato dopoguerra, trovarono fra i torrioni di roccia della Grignetta un giardino incantato, dove dimenticare gli orrori del conflitto mondiale e ritrovare la felicità che fino ad allora gli era stata negata.