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Piero Ottaviano ci parla di Giorgio Jano

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In questa nuova puntata viene reso omaggio a Giorgio Jano, figura singolare e straordinaria del panorama fotografico torinese, scomparso nell’estate del 2024. A condurre l’intervista è Carola Allemandi che dialoga con Piero Ottaviano, fotografo, amico fraterno di Jano e oggi curatore del suo archivio.

La conversazione ripercorre la vita e l’opera di un fotografo definito un “outsider”, noto per il suo approccio sperimentale e ingegneristico. Jano, infatti, non si limitava a scattare, ma progettava e costruiva personalmente le sue macchine fotografiche, spesso panoramiche e rotanti, assemblando pezzi di recupero trovati nei mercatini con ottiche di altissima qualità. Un lavoro artigianale che univa una profonda competenza matematica e ottica a una visione artistica unica.

Durante l’episodio vengono toccati numerosi temi fondamentali per comprendere la sua poetica. Si parte dal sodalizio professionale e umano tra Jano e Ottaviano, nato grazie a una comune visione della fotografia panoramica e sfociato nel libro “50 fotografie senza mirino”, un progetto a quattro mani che ha messo a confronto le architetture di Milano e Torino.

Ampio spazio è dedicato all’analisi di “La Danseuse”, un’opera monumentale del 1999 esposta recentemente a Torino: una stampa su un unico foglio di 11 metri per 80 centimetri, realizzata grazie a un ingranditore motorizzato costruito dallo stesso Jano. L’opera inverte i ruoli tradizionali della fotografia panoramica: qui è il soggetto (la ballerina) a ruotare in sincronia con la pellicola, mentre la macchina resta ferma, creando un effetto di continuità infinita.

L’intervista esplora anche il delicato lavoro di riordino dell’archivio, che ha portato alla luce negativi inediti raffiguranti nature morte di ingranaggi, orologi e meccanismi, svelando un’estetica geometrica finora poco conosciuta. Viene inoltre raccontato l’ultimo progetto incompiuto di Jano sul Parco dei Mostri di Bomarzo, che è stato portato a termine postumo da Piero Ottaviano insieme alla regista Sara Tamburro, trasformandosi in un documentario.

Non mancano infine riferimenti al lato più intimo dell’autore, dai suoi scritti poetici recentemente donati a Carola Allemandi, fino agli aneddoti personali che restituiscono l’immagine di un uomo colto, ironico e infaticabile sperimentatore.

Buon ascolto!

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