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Parole Desuete: Odeporico

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Odeporico – Il diario che cammina
Introduzione
“Odeporico” è una parola che sa di viaggio, ma non di turismo. È il cammino che si fa racconto, l’itinerario che diventa pensiero. È il diario scritto tra una tappa e l’altra, la descrizione di paesaggi, incontri, emozioni lungo la strada. È parola colta, elegante, quasi accademica, ma capace di evocare il fascino del movimento, della scoperta, della narrazione errante.
Nel mondo moderno, dove il viaggio è spesso ridotto a selfie e itinerari, “odeporico” restituisce dignità al camminare pensante. È la parola che userebbe un viaggiatore del Settecento, un poeta romantico, un esploratore dell’anima.
Etimologia
Dal greco hodos (cammino) + poros (passaggio).
In italiano, “scrittura odeporica” indica il genere letterario del diario di viaggio.
Significato
Relativo al viaggio; scritto che descrive un itinerario, un percorso, un’esperienza di movimento.
Esempi letterari
• Giuseppe Baretti, Viaggi in Inghilterra: «Opera odeporica, ma anche morale.»
• Vittorio Alfieri, Giornale di viaggio: «Scrittura odeporica che riflette il cuore più del paesaggio.»
• Giovanni Comisso, Viaggi felici: «Odeporico e lirico, come ogni vero cammino.»
Riflessione
“Odeporico” è parola che cammina. La sua struttura è sinuosa, come un sentiero: la o iniziale è apertura, la d è passo, la p è svolta, la r è respiro. È parola che non corre, ma osserva. Che non descrive solo luoghi, ma stati d’animo.
Riscoprirla significa restituire al viaggio la sua dimensione interiore. Non è solo movimento nello spazio, ma trasformazione del pensiero. È la lingua che accompagna il passo, che annota il cambiamento, che trasforma il paesaggio in racconto.
“Odeporico” ci invita a viaggiare con lentezza, con attenzione, con penna in mano. Perché ogni cammino, se raccontato, diventa memoria. E ogni parola, se scelta, diventa orizzonte. #paroledesuete #parolecheinsegnano #ParoleCheIncantano
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