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Parole Desuete - Lepidezza

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A proposito di questo titolo

La parola di oggi è LEPIDEZZA.

La parola che sorride prima di parlare; che punge senza ferire
Etimologia
Dal latino lepidus, “gradevole, spiritoso, elegante”. La lepidezza è la grazia del dire, l’arguzia che non graffia ma accarezza, la finezza che non umilia ma conquista. È l’antitesi della volgarità, della goffaggine, dell’eccesso che stona. È misura, luce, sorriso.
Significato
La lepidezza è intelligenza che si affaccia sulle labbra, brio che scintilla senza abbagliare, eleganza che non ha bisogno di mostrarsi. È la capacità di essere brillanti senza invadere, di essere vivaci senza disturbare, di essere profondi senza appesantire. Una forma di leggerezza pensante.
Esempi letterari
Francesco Petrarca, Epistole “Lepidezza del dire è dono raro.” Non basta conoscere: occorre saper modulare la parola con grazia, come un musicista che non suona solo le note, ma il loro respiro.
Ludovico Ariosto, Satire “Lepidezza è l’arte del poeta cortese.” Il poeta non si limita a narrare: incanta, sfiora, illumina. La lepidezza è la sua arma più sottile.
Giuseppe Parini, Il Giorno “Lepidezza tra le dame è virtù sociale.” Nel salotto settecentesco, la parola diventa gesto, ornamento, segno di distinzione. La lepidezza è il passaporto della buona società.
La lepidezza è una grazia che non pretende, una bellezza che non reclama attenzione. In un’epoca in cui la comunicazione è spesso rapida, tagliente, rumorosa, essa diventa una forma di resistenza culturale: un invito a rallentare, a scegliere con cura, a restituire dignità al dialogo.
È il piacere di parlare bene e di pensare meglio, di usare la lingua come un’arte sottile, come un ventaglio che apre possibilità invece di chiuderle. Riscoprirla significa rivalutare la gentilezza verbale, l’ironia che sfiora senza ferire, la precisione che non è pedanteria ma cura.
La lepidezza ci ricorda che il linguaggio non è solo un mezzo, ma un paesaggio dell’anima. Ogni parola dimenticata è una porta chiusa su un modo di sentire; riaprirla significa ritrovare una parte di noi stessi che credevamo perduta.

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