Oppressi & Oppressori - gioco di ruolo copertina

Oppressi & Oppressori - gioco di ruolo

Oppressi & Oppressori - gioco di ruolo

Di: Fondazione Gariwo
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Dopo 3 mesi, 9,99 €/mese. Si applicano termini e condizioni.

A proposito di questo titolo

Oppressi & Oppressori. Tu da che parte stai?, ideato da Gariwo in collaborazione con lo studio di game design NessunDove, è un nuovo modo di fare scuola, un gioco di ruolo dal vivo divertente ed efficace per educare i ragazzi alla tolleranza e alla condivisione delle proprie idee, aiutandoli a osservare il mondo con spirito critico, per diventare cittadini consapevoli.

I giocatori hanno a disposizione questa traccia audio per accompagnare lo svolgimento del gioco, che può essere usata in alternativa alla lettura ad alta voce del regolamento/libretto da parte del Facilitatore. Per giocare ti serve una copia fisica del gioco!

L’idea nasce per rispondere all’esigenza, sempre più chiara e impellente da parte di studenti e insegnanti, di avere nuovi strumenti per sperimentare tematiche legate ai meccanismi dell’odio. In classi sempre più eterogenee, creare un ambiente di apprendimento che usa come metodologia l’educazione non formale permette di ampliare la percezione di se stessi e dell’ambiente circostante, aprendo le classi a una visione internazionale del mondo.


Scopri tutto sul gioco su www.gariwo.net/oppressi


voce traccia audio
Valentina Zenoni

musiche originali traccia audio
Sebastiano Benatti


Copyright Fondazione Gariwo
  • Epilogo
    May 15 2023
    La storia è finita. A raccontarla non è stata una voce narrante, ma tutti voi. Insieme. Fatevi un applauso.
    A questo punto non vi resta che disfare il paese, per lasciarvelo alle spalle insieme ai personaggi che avete interpretato. Staccherete lo scotch dal pavimento e riporrete le carte nella scatola. Potrete scambiarvi le prime impressioni e rilassarvi un po’. Una volta finito, vi riunirete in cerchio.

    Gli spunti per la storia che avete creato provengono dalla Storia, con la S maiuscola. La voce che vi ha accompagnato ha citato spesso Primo Levi, lo scrittore testimone della Shoah. Le carte Giusto sono ispirate a quanto fatto dalle donne e dagli uomini onorati al Giardino dei Giusti di Milano, uno spazio di dialogo e di educazione alla responsabilità personale. La Storia è stata il punto di partenza, ma l’ingrediente segreto è il vostro contributo.

    Per finire ci sarà una fase di condivisione, dove ognuno sarà invitato a rispondere a una tra queste tre domande. Quella che lo interessa di più o che lo mette a suo agio. Il primo con in mente una risposta alzerà la mano, quindi si proseguirà in senso orario.


    QUALE EVENTO NEL CORSO DEL GIOCO TI HA COLPITO DI PIÙ?
    Raccontalo stando attento a non riferirti mai ai giocatori. Invece di “Mi è rimasto impresso quando mi hai minacciato” è più corretto dire “Mi è rimasto impresso quando il tuo personaggio ha minacciato il mio personaggio”. Nessuno può essere considerato responsabile di quanto accaduto in gioco. Avete seguito le regole e interpretato un ruolo.


    QUALE ESPERIENZA PERSONALE TI È TORNATA IN MENTE GIOCANDO?
    Per rendere propria una storia, un ruolo, è necessario stabilire un contatto. Immedesimarsi. Capita a tutti di vivere atti di ingiustizia, piccoli o grandi. Se ti va di condividere la tua fonte d’ispirazione, tutti gli altri ti ascolteranno. Senza fare domande, né fornire una loro eventuale versione dei fatti.


    QUALE SARÀ IL FUTURO DEL PAESE?
    Una delle cose migliori delle storie è che ci si può sempre immaginare un seguito. O quasi. Se c’è qualcosa che vuoi aggiungere, come una speranza o un timore del tuo personaggio, o magari un evento futuro che secondo te potrebbe accadere al paese, è il momento di condividerlo. Non è un problema se giocatori diversi danno voce a idee incompatibili. Sono ipotesi e nessuno ha la sfera di cristallo.



    Ricapitolando, ogni giocatore può raccontare un evento del gioco, un’esperienza personale o un futuro possibile per la gente del paese. La scelta è libera. L’importante è che tutti abbiano l’occasione di esprimersi, senza perdere troppo tempo in discussioni.

    Questa storia è vostra, adesso. Potrete ricordarla e confrontarvi ogni volta che vorrete. Magari a partire dalle biografie dei Giusti che hanno ispirato questa storia e che potete approfondire sul sito di Gariwo.
    Le loro vicende meritano di essere ricordate perché insegnano a riconoscere la bellezza della persona buona e mostrano che ogni essere umano, esercitando anche il più piccolo spazio di libertà, ha la possibilità di diventare un argine nei confronti delle ingiustizie.
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    4 min
  • Atto V: La nostra giustizia
    May 15 2023
    RICAPITOLANDO: Atto IV è stato letto? Oppressi e Oppressori sono separati dalla Linea? Varie ingiustizie sono state commesse? Allora siete pronti a continuare! ––––––––––––––––––––––––––––––––––Per iniziare metterete tutti un piede sulla Linea che divide il paese: da una parte gli Oppressi, dall’altra gli Oppressori. Poi farete tre passi indietro, allontanandovi gli uni dagli altri. Così creerete uno spazio tra le due file di giocatori. Come un palco. Non giocherete tutti in contemporanea, ma a turno. Ci sarà una scena per ogni Oppressore, ma non è detto che ogni Oppresso verrà coinvolto. L’Oppressore al limite sinistro della Linea sarà il primo a cominciare. Farà un passo avanti e tutti i suoi Legami dovranno alzare la mano. Se almeno uno dei suoi Legami è dalla parte degli Oppressi, l’Oppressore deve indicarlo e sceglierlo come vittima. Ormai l’odio ha preso il sopravvento anche sull’amicizia di un tempo. Se non c’è nessuno dei suoi Legami tra gli Oppressi, l’Oppressore potrà prendersela con un Oppresso a propria scelta. Mai con un Oppressore. Chiunque sia, l’Oppresso dovrà fare a propria volta un passo avanti e si ripeterà quanto già accaduto nell’atto IV: l’Oppressore dà l’ordine riportato sulla sua carta oppressore, l’Oppresso obbedisce oppure sceglie qualcun altro che obbedisca al posto suo. Questa volta, però, se l’Oppresso vorrà salvarsi scegliendo un’altra vittima, dovrà indicare uno dei propri Legami. Potrà essere anche un Oppressore, stritolato dai meccanismi dell’odio e passato da carnefice a vittima. Quindi sul palco immaginario saranno solo in due o in tre alla volta, gli altri assisteranno in silenzio. A meno che uno tra loro decida di intervenire come Giusto. Chiunque potrà farlo, senza distinzioni tra Oppressi e Oppressori, basterà prendere una carta Giusto e seguirne le istruzioni. L’intervento di un Giusto è superiore a ogni altra istruzione: tutti devono ascoltarlo e fare come dice. Le carte Giusto, però, sono molte meno rispetto alle scene di ingiustizia e una volta finite non sarà più possibile intervenire. Impedire un’ingiustizia che non vi riguarda ridurrà le possibilità che qualcun altro possa fare lo stesso per voi. Intervenire in un caso potrebbe voler dire restare inermi di fronte a uno peggiore. Inoltre è possibile che la carta Giusto esiga un prezzo da pagare per chi l’ha pescata. Sapendo tutto questo, ne reclamerete una? O preferirete che sia un altro a prendersi la responsabilità? Una volta conclusa anche la scena dell’Oppressore al limite destro della Linea, tornerete tutti al vostro posto e in completo silenzio prenderete un’ultima decisione. Chiunque vorrà mettere fine all’ingiustizia nel paese alzerà la mano. Non tutti i voti però avranno lo stesso peso: gli Oppressi dovranno alzare una sola mano, gli Oppressori le alzeranno entrambe. Chiunque vorrà che l’ingiustizia continui eviterà di alzare la mano e la farà abbassare a qualcun altro: gli Oppressi dovranno far abbassare una sola mano, mentre gli Oppressori due. Se dopo la votazione resterà anche solo una mano alzata, chiunque voglia mettere fine all’ingiustizia potrà strappare la Linea di scotch dal pavimento. Se invece non resteranno più mani, lascerete la Linea dov’è e dopo un istante metterete fine al gioco. Non è un voto scontato. Non dovrete decidere con la vostra testa, ma con quella del personaggio che interpretate. Sarà capace di rifiutare l’odio? Si lascerà ispirare dai Giusti o a vincere sarà la paura? Ascoltate la narrazione e cominciate: Perché vi racconto questa storia? Forse avrei dovuto pensarci subito, invece di aspettare la fine. Dovete sapere che farmi avanti quando tutti si fanno indietro a me è sempre piaciuto, e mi piace ancora. Questo non vuol dire che ci sia sempre riuscito in vita mia. Nessuno è sicuro di fare la differenza, ma tutti sanno che cantare fuori dal coro ha un prezzo. Chi te lo fa fare di accettare una scommessa del genere? Credo che ognuno di noi abbia una voce dentro, ma anche quando si mette a gridare puoi sempre far rumore per coprirla. Come c’è un’arte di raccontare, solidamente codificata attraverso mille prove ed errori, così c’è pure un’arte dell’ascoltare, altrettanto antica e nobile, a cui tuttavia, che io sappia, non è stata mai data norma. Ascoltare quella voce, ascoltare gli altri, ascoltare storie come questa è il primo passo per fare la cosa giusta. ––––––––––––––––––––––––––––––––––A COSA PRESTARE ATTENZIONE: in Atto V è importante mantenere alta la concentrazione ed evitare esitazioni. Gli Oppressori devono farsi avanti uno dopo l’altro, dal limite sinistro a quello destro della Linea. Seguire l’ordine aiuta a non perdere tempo. Gli Oppressi devono obbedire o sacrificare un altro, senza cercare scappatoie. Nessuna ...
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    29 min
  • Atto IV: L'ingiustizia quotidiana
    May 15 2023
    RICAPITOLANDO: Atto III è stato letto? La Linea è stata tracciata e lo spazio diviso tra Oppressi e Oppressori? Allora siete pronti a continuare!

    ––––––––––––––––––––––––––––––––––

    La vita quotidiana è cambiata e dovrete sottostare a nuove regole.
    Giocherete tutti in contemporanea, perciò ognuno dovrà trovare il momento di svolgere il proprio compito e dedicare il resto del tempo ad assecondare gli altri. Tuttavia gli Oppressi staranno da una parte e gli Oppressori dall’altra.

    Gli Oppressi non potranno mai attraversare la Linea. Parleranno solo tra loro, rivolgendo la parola agli Oppressori solo se interrogati. Soprattutto dovranno obbedire agli ordini che riceveranno da un Oppressore, a meno che applichino le indicazioni sulla Carta Oppresso e indichino un altro Oppresso come vittima al proprio posto. Possono farlo oppure no. Hanno ancora questa possibilità di scelta.

    Gli Oppressori saranno liberi di parlare con chiunque e potranno attraversare la Linea solo una volta a testa, per mettere in pratica le istruzioni indicate nella Carta Oppressore contro un Oppresso. Ogni Oppressore è obbligato a svolgere il compito indicato sulla propria Carta Oppressore. Può decidere con quale Oppresso prendersela, a patto che non sia uno dei propri Legami.
    Hanno ancora questa possibilità di scelta.

    Ascoltate la narrazione e cominciate:
    Non vi dirò da che parte del coltello stavo io, se lo tenevo per il manico o se mi tagliavo con la lama. Questa storia non è solo mia e l’ingiustizia non l’abbiamo certo inventata al paese. La brava gente si somiglia dappertutto. E anche quella meno brava. Fatto sta che ci eravamo messi gli uni contro gli altri. L’odio era diventato il nostro pane quotidiano. Ci era costato solo la libertà di dire quello che volevamo e di andare dove ci pareva. In cambio, avevamo sempre qualcuno a cui dare la colpa. Era la risposta a tutto. O quasi: se voi mi chiedeste perché sono al mondo, sarei un po’ imbarazzato a rispondervi. L’odio fa molte cose, ma non dà senso alla vita.

    ––––––––––––––––––––––––––––––––––

    A COSA PRESTARE ATTENZIONE: in Atto IV è importante mantenere l’immedesimazione, anche se si gioca tutti in contemporanea.
    Gli Oppressi devono obbedire agli Oppressori o indicare un’altra vittima, non ci sono ulteriori alternative. Non è il momento della ribellione.
    Gli Oppressori devono imporsi sugli Oppressi, senza addolcire la pillola. È il momento dell’aperto contrasto.
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    16 min
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