Non al denaro non all'amore né al cielo, Un ottico (Dippold, the Optician) copertina

Non al denaro non all'amore né al cielo, Un ottico (Dippold, the Optician)

Non al denaro non all'amore né al cielo, Un ottico (Dippold, the Optician)

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Ne “L'antologia di Spoon River” è la storia di Dippold, in “Non al denaro non all'amore né al cielo” di De Andrè, Un ottico è chi va in cerca di "clienti speciali che non sanno che farne di occhi normali".

Sono tanti gli spunti di riflessione che ci offre questo brano.

Innanzitutto va detto che questo è l'unico degli otto personaggi a parlare al presente e non al passato e che, soprattutto, non fa mai riferimento alla morte.

Un personaggio che non muore è un personaggio facilmente riconducibile alla nostra quotidianità, esponente al di fuori di una parentesi che contiene ogni sfumatura di attualità.

Riusciamo facilmente a immaginare che le reazioni dei "mendicanti di vista" all'osservazione attraverso diversi tipi di lenti, siano le più disparate. In particolare, nella seconda parte della canzone, ci imbattiamo nel mondo visto e raccontato da quattro clienti, ognuno dei quali ammira panorami nuovi.

Ci troviamo dunque di fronte ad un radicale cambio di prospettiva, che può nascondere illusioni oppure riuscire finalmente a cogliere la meraviglia delle cose. Che sia forse la verità nascosta dietro all'apparenza?

Sono gli ultimi versi quelli che intrecciano nuovamente poesia e canzone, nella creazione di un altro nuovo tipo di occhiali, capaci di trasformare il mondo in un giocattolo.

Il giocattolo va forse inteso come la creazione di un mondo "a portata di bambino", ricco di emozioni autentiche e speciali.

Dal punto di vista musicale, questo è l'unico brano dell'intera discografia di De Andrè, ad avere accenni psichedelici, prog – rock. In realtà più che accenni essendo gran parte della canzone un'immersione totale in queste sonorità.

Questa scelta fa pensare ad un'alternanza tra suoni e stupefacenti; c'è chi intravede, infatti, nella figura dell'ottico, quella di colui che oggi chiameremmo, per usare un inglesismo, pusher.

Tesi che potrebbe trovare conferma nel verso in cui il protagonista viene descritto "spacciatore di lenti".

Nicola Piovani, in riferimento alla conclusione musicale del brano, ricorda in un'intervista con Mollica "Anche in questo caso si lavorò molto dopo la prima registrazione. Prima di andare in sala non potevo spiegare a Fabrizio come sarebbe stata la canzone suonandola al pianoforte [… ] In effetti era una canzone piuttosto sorprendente [… ] Nella prima edizione non c'era ancora quel finale strapaesano. A una canzone immersa in un'atmosfera da sogno psichedelico pensammo di aggiungere un ultimo salto linguistico, inserendo i colori di una cultura contadina, come un ballo nell'aia di un casale di campagna. In fondo, cosa poteva esserci di più psichedelico?"

Per maggiori informazioni sull'album: ⁠⁠https://deand.re/to/#U-BftA8⁠⁠

Informazioni su Lucia Lamboglia: ⁠⁠https://instagram.com/lucia.lamboglia⁠⁠

Informazioni su Stefano De Castelli: ⁠⁠https://www.facebook.com/stefano.decastelli⁠⁠

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Bibliografia: ⁠⁠https://deand.re/to/#dPGBHSF⁠⁠

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