Non al denaro non all'amore né al cielo, Un matto (Frank Drummer)
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Fabrizio De André trasse “Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)” da "Frank Drummer" de "L'Antologia di Spoon River".
Sono diversi gli aggettivi che il popolo attribuisce al matto di De André, brano forse più immediato dell’intero album: emarginato, additato, escluso sono le parole che fanno eco alla vita del protagonista, tanto da non lasciargli nemmeno la libertà del sogno.
Inizia qui una sorta di ricerca di autorevolezza, qualcosa in grado di smentire le voci del “villaggio” sempre più concrete.
L'uomo comincia subito a studiare “la Treccani a memoria”, passaggio che De André riprende dall'originale anche se per Masters era “L'Enciclopedia Britannica”, ma, proprio quando inizia a saperne di più, viene definitivamente additato e riconosciuto come matto e rinchiuso in manicomio. Che sia stata davvero la “pazzia” ad allontanarlo o forse il raggiungimento di una posizione che per molti altri poteva essere scomoda? Domanda frequente nella mente degli internati, considerando che per anni i manicomi erano più che altro strutture contenitive di profili "nocivi" per la società.
Importante è considerare il titolo completo del brano, dietro ogni scemo c’è un villaggio, per rafforzare l’ipotesi di una pazzia spesso nata da convinzioni esterne, ripetute fino a diventare, quasi, reali.
Dobbiamo aspettare il 1978 e la legge Basaglia per ottenere la chiusura definitiva dei manicomi ma, il vero punto focale della questione, lo ricorda lo stesso Franco Basaglia, psichiatra, in un’intervista: “Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione, anche senza la costrizione.”
Le ultime strofe della canzone sono libera interpretazione della coppia De André-Bentivoglio. Masters parla di una visione iniziale che porta il protagonista a cercare di imparare l'enciclopedia a memoria, mentre nella canzone si parla di una luce che si instaura nei pensieri del matto ormai morto e sepolto, intento a inventare nuove parole con il rimpianto, e quindi l'invidia, per la luce dei viventi, quella del Sole.
E in sottofondo il popolino bisbigliando: “Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.
Per maggiori informazioni sull'album: https://deand.re/to/#U-BftA8
Informazioni su Lucia Lamboglia: https://instagram.com/lucia.lamboglia
Informazioni su Stefano De Castelli: https://www.facebook.com/stefano.decastelli
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Bibliografia: https://deand.re/to/#dPGBHSF