Nike di Samotracia: siamo già abbastanza
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Davanti alla Nike di Samotracia, al Louvre, restiamo senza fiato: ali spiegate, panneggio che sembra bagnato dal mare… eppure mancano la testa, le braccia, i piedi. E allora perché ci appare comunque perfetta? Perché la ammiriamo senza riserve, mentre con noi stessi siamo spietati, sempre a contare difetti, vuoti, errori, pezzi mancanti?
In questa puntata parliamo di mancanze, incompletezza e del mito della perfezione. La Nike nasce nell’ellenismo come scultura votiva per celebrare una vittoria navale, pensata per posarsi sulla prua di una nave e colpire lo sguardo dal basso, in mezzo al vento e all’acqua. Eppure oggi è proprio la sua fragilità a renderla ancora più potente: non “nonostante”, ma attraverso ciò che manca.
E se la vittoria non fosse essere interi? Se vincere significasse arrivare, resistere, attraversare il fuoco e reggere? In chiusura, come sempre, proviamo a chiederlo direttamente a lei: alla dea della vittoria.
Nike di Samotracia, II a.C. c., Museo del Louvre, Parigi
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010252531
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