L'analista della comunicazione copertina

L'analista della comunicazione

L'analista della comunicazione

Di: Patrick Facciolo
Ascolta gratuitamente

Ogni settimana le analisi di Patrick Facciolo sulle tecniche di comunicazione utilizzate dai politici e dai personaggi pubblici più famosi. Con spunti, consigli e approfondimenti sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace.Patrick Facciolo Politica e governo Scienze politiche Successo personale Sviluppo personale
  • 402 Le tecniche social di Mario Roggero
    Jul 25 2026
    La comunicazione social costruita attorno a Mario Roggero è davvero spontanea oppure segue una strategia precisa? In questa puntata analizzo ganci iniziali, jump cut, copertine, gesti enumerativi, conti alla rovescia e musiche drammatizzanti: tecniche perfettamente legittime, ma tutt’altro che neutre, capaci di aumentare l’attivazione emotiva e orientare la percezione del pubblico. Il punto non è stabilire qui la colpevolezza o l’innocenza di Roggero, né mettere in discussione il suo diritto a raccontare la propria vicenda. La domanda riguarda il modo in cui quel racconto viene confezionato: perché caricarlo di un’impostazione quasi politica e di una continua mobilitazione emotiva? E questa strategia sta davvero aiutando Roggero, soprattutto dopo le parole rivolte al presidente Mattarella? Dal caso Roggero passo poi alla rincorsa politica di Giorgia Meloni e Matteo Salvini nei confronti di Roberto Vannacci, alla fragilità comunicativa emersa sulla nuova legge elettorale e al mio confronto con Pina Picierno sul distinguismo dei piccoli partiti di centro. Analizzo inoltre la tecnica della controdomanda utilizzata da Vannacci e il modo in cui Marianna Aprile è riuscita a neutralizzarla, mantenendo il controllo dell’intervista. Infine, smonto la falsa dicotomia con cui Fratelli d’Italia ha raccontato il voto parlamentare sulle preferenze. La politica e la comunicazione social non si limitano a trasmettere contenuti: costruiscono sceneggiature, attivano emozioni e organizzano la nostra percezione della realtà. Riconoscere queste tecniche è il primo passo per restare liberi nella valutazione dei fatti.
    Mostra di più Mostra meno
    23 min
  • 401 Disastro Largo: Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni alla prova della manifestazione di Napoli
    Jul 12 2026
    La manifestazione organizzata a Napoli dal centrosinistra avrebbe dovuto mostrare unità, partecipazione e capacità di costruire un’alternativa politica. Ha finito tuttavia per produrre una sequenza di errori comunicativi e organizzativi: la presenza dei contestatori nelle prime file, le reazioni improvvisate di Giuseppe Conte, una regia visiva approssimativa e una fotografia finale nella quale i quattro leader sono tutti insieme, ma guardano in direzioni diverse. In questa puntata parto proprio dalle immagini diventate virali: Giuseppe Conte che cerca di reagire alle contestazioni, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sul palco, l’assenza di una gestione efficace degli spazi e una comunicazione visiva caratterizzata da luci poco curate, sfondo scuro, inquadrature discutibili e materiali promozionali (una card pubblicata sui social) di qualità molto bassa. La comunicazione e la cura per i dettagli rivelano il modo in cui un’organizzazione lavora, stabilisce le priorità e cura i dettagli. Se non si riesce a organizzare efficacemente una manifestazione, l’effetto simbolico rischia inevitabilmente di estendersi alla percezione della futura capacità di governo, se mai questi leader verranno messi alla prova in quel senso. Dall’approssimazione del Campo Largo passo poi a Roberto Vannacci, che continua a conquistare attenzione attraverso azioni fisiche capaci di trasformarsi immediatamente in contenuti politici. Il suo triathlon sportivo in Liguria è un esempio di “credibility-enhancing display” (CREDs), un comportamento costoso che aumenta la credibilità percepita di chi lo compie. Il sottotesto è semplice: se ci metto il corpo, significa che credo davvero in ciò che dico. È lo stesso meccanismo che da tempo analizzo attraverso numerosi casi della comunicazione politica contemporanea: Javier Milei che porta una motosega sul palco, Zohran Mamdani che si immerge nelle acque gelide durante il Polar Bear Plunge, Beppe Grillo che attraversa a nuoto lo Stretto di Messina, Donald Trump e Silvio Berlusconi che trasformano il corpo, gli oggetti e le immagini in moltiplicatori della credibilità politica. Vannacci utilizza lo stesso codice e rilancia persino la competizione corporea con Grillo: il mio corpo è più resistente del tuo, quindi la mia convinzione è più credibile della tua. Il problema è che molti politici, soprattutto a sinistra, continuano ad amplificare proprio il frame di Vannacci. Ogni attacco, ogni dichiarazione indignata e ogni intervento televisivo contribuiscono a mantenerlo al centro della scena. Pier Ferdinando Casini ha sintetizzato la strategia più razionale: ignorarlo. Perché, come sappiamo, persino una smentita continua ad alimentare l’inquadratura che vorrebbe cancellare. Analizzo poi la comunicazione di Silvia Salis durante la missione istituzionale a New York, in cui si mostra viaggiare in Business Class. Ancora una volta, il punto è il significato prodotto dalle immagini: un racconto patinato, ambienti esclusivi e una rappresentazione visiva che rischia di trasmettere distanza rispetto alla vita quotidiana delle persone non fa bene alla sinistra. La comunicazione del lusso è legittima, tuttavia nel marketing politico diventa un problema percettivo. In politica il mezzo diventa messaggio: l’aereo, l’elicottero, l’abbigliamento, il luogo e la distanza prossemica contribuiscono tutti alla costruzione del personaggio, così come nel mondo non politico: da Papa Leone al concerto di Ultimo a Tor Vergata. Parlo inoltre del rapporto comunicativo tra Giorgia Meloni e Donald Trump, della notizia relativa ai contatti con Recep Tayyip Erdoğan prima del vertice NATO e del successivo meme pubblicato da Trump in cui parla di "ordine restrittivo" per lei. Quando diventa pubblica la preoccupazione per le possibili iniziative comunicative di un interlocutore, l’emozione trasmessa è la paura. E la paura colloca inevitabilmente l’altro in una posizione di dominanza. Trump conosce perfettamente questi meccanismi e produce imprevedibilità, costringendo gli interlocutori a reagire all’interno della sua cornice. Nella puntata commento anche la nuova strategia di Matteo Renzi con la campagna “Quando c’era lei”, e la scelta di costruire fin dal titolo il frame del “dopo Meloni”; l’uso ormai ripetitivo dell’accusa di fascismo; il il rischio di provocare reattanza psicologica negli elettori; la stretta di mano tra Trump ed Erdoğan al vertice NATO, impegnati in una reciproca esibizione di dominanza non verbale; il ruolo degli occhiali da sole nel rendere indecifrabili le emozioni e propongo ancora una volta l'estensione dell'approccio di Trump con il celebre esperimento psicologico della “still face”. Prima di definire pazzi i protagonisti della politica, dovremmo imparare a osservare gli effetti concreti delle loro azioni comunicative. Perché corpi, immagini, oggetti, distanze e movimenti raccontano spesso molto più delle parole, e ...
    Mostra di più Mostra meno
    31 min
  • 400 Meloni al Colle e Vannacci premier: la pazza idea che agita la politica italiana
    Jul 6 2026
    Vannacci premier e Giorgia Meloni Presidente della Repubblica. Sembra fantascienza, ma forse è proprio lo scenario impronunciabile che una parte della politica e dei giornali sta già cominciando a maneggiare senza dirlo fino in fondo. In questa puntata parto dalle parole di Giorgia Meloni sulla Presidenza della Repubblica a 10 minuti, da Nicola Porro, e dalle indiscrezioni circolate nelle ore precedenti sul possibile rapporto tra la crescita del movimento di Roberto Vannacci e i futuri equilibri del centrodestra. Se Vannacci dovesse davvero arrivare alla doppia cifra, che cosa accadrebbe dentro la coalizione? Forza Italia e Lega sarebbero ancora in grado di pesare più di lui? E Meloni potrebbe essere tentata dall’idea di diventare la prima donna al Quirinale e la prima Presidente della Repubblica espressione della destra? Da qui allarghiamo lo sguardo alla comunicazione politica della settimana: Forza Italia che continua a parlare di Vannacci finendo per rafforzarlo, il centrosinistra che non riesce nemmeno a coordinare il nome della propria alleanza, Carlo Calenda che fa il dito medio e vince su Michele Boldrin sul terreno dell’attivazione emotiva, Salvini che passa dagli anni del Papeete agli hamburger presso l’ambasciatore americano a Roma, Piccolotti che evoca manipolazioni algoritmiche senza portare prove, Vannacci che mostra il corpo come dispositivo di credibilità e i partiti che continuano a pubblicare grafiche e messaggi come se la comunicazione fosse un dettaglio decorativo. Il punto è sempre lo stesso: la politica italiana ha conservato quasi tutto dell’eredità berlusconiana, tranne l’unica cosa davvero decisiva, cioè la comprensione profonda di come e perché quelle tecniche funzionavano.
    Mostra di più Mostra meno
    20 min
adbl_web_anon_alc_button_suppression_t1
Ancora nessuna recensione