Episodi

  • 5 - La rivolta dei poveri diavoli: il 1525 e le sue cause
    Jun 26 2026
    Abbiamo parlato nelle puntate precedenti dei fatti (anche cruenti) che caratterizzarono anche in Trentino la rivolta del 1525. Ora, con l'antropologa Marta Villa dell'Università di Trento, ne analizziamo le cause profonde. La ribellione dei "poveri diavoli" venne innescata dalle condizioni di vita al limite della sopravvivenza, ed anche dalla continua erosione dei diritti collettivi degli usi civici. Senza pascoli, boschi e acque da sfruttare, interi villaggi del Trentino non potevano sopravvivere. E la loro rivolta soffocata nel sangue fu - in qualche modo - necessaria alla difesa delle secolari "Carte di Regola", baluardo contro lo strapotere feudale dei nobili.
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  • 4 - La rivolta del 1525: impiccagioni, taglio delle mani, della lingua e occhi estirpati, le sanguinose esecuzioni
    Jun 6 2026
    La rivolta contadina del 1525, in Trentino, durò pochi mesi, e già nell'autunno la repressione del Principe Vescovo Bernardo Cles fu feroce. Nell'autunno di quell'anno turbolento, infatti, vengono emanate le sentenze contro i capi ribelli, e iniziano le esecuzioni pubbliche in piazza Duomo a Trento. Il primo decapitato fu un sacerdote, parroco della Val di Non. E via via poi i capi ribelli della Val dei Laghi, della Valsugana e della Val di Non. Poi varie punizioni, dall'impiccagione al taglio delle mani o della lingua, o anche il cavar gli occhi. E comunque, con queste esecuzioni, vennero anche i bandi perpetui dal Principato, non solo per i rivoltosi ma anche per tutta la loro famiglia. La nuova puntata: la repressione, con il commento degli storici Alessandro Paris e Marco Bellabarba.
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  • 3 - Il 1525 di sangue: quando la rivolta brucia vivo Pietro Busio
    Apr 4 2026
    La rivolta contadina del 1525 fece poche vittime, solo due in Trentino, a parte i capi della sollevazione che verranno giustiziati pubblicamente nella repressione. Una delle vittime è il nobile di Nomi, il conte Pietro Busio Castelletti, che nel luglio di quell'anno trova la morte - arso vivo - dentro la torre del suo palazzo in paese assediato dai rivoltosi. Ma è veramente così? Lo storico Roberto Adami ricostruisce il clima dell'epoca, e anche i risvolti della vicenda: la rivalità fra il Busio ed i potenti signori Lodron di Villa Lagarina che vogliono impradonirsi delle sue terre, le squadracce di "bravi" di questi ultimi, l'infiltrazione di uomini nelle fila dei rivoltosi. Ed alla fine, come scroprirete, si trattò di un vero delitto su commissione...
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  • 2 - Quattro mesi di rivolta e di battaglie
    Mar 6 2026
    La rivolta dei contadini e dei poveri trentini nel 1525, di fatto, durò appena quattro mesi. Ma lasciò ferite e allarme fra i notabili: basti pensare che nei primi tre giorni della sollevazione (a cavallo del 15 maggio), furono assaltati e conquistati numerosi castelli dell'Anaunia, dalla Rocchetta in su, compresi Castel Valer e Castel Bragher. In Valsugana, intanto, venivano espugnati castel Selva e Castel Ivano. Mentre il Principe Vescovo Bernardo Cles aveva scelto la fuga a Riva del Garda, i moti di rivolta continuavano in tutto il Trentino, e furono alla fine debellati per l'importante afflusso di milizie professionali: a Trento erano presenti in quel momento molti lanzichenecchi reduci dalla vittorioda battaglia di Pavia contro i francesi. E soprattutto il loro comandante, il leggendario condottiero Georg Frunsberg, che dal Buonconsiglio diresse le operazioni di repressione. Ce ne parlano in questa puntata gli storico Alessandro Paris e Marco Bellabarba.
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    21 min
  • 1 - La fiamma della ribellione, dalla Germania a Trento, e Bernardo Clesio fugge
    Feb 13 2026
    Ci fu un momento, nella lunga storia del Principato Vescovile di Trento, nel quale l’istituzione venne scossa dalle radici e rischiò di scomparire: successe tutto in pochi mesi, nella primavera dell’anno 1525, quando la ribellione che aveva infiammato la Germania era arrivata in Alto Adige con saccheggi e devastazioni ai castelli, alle abbazie ed ai monasteri. Un moto di rivolta contadina che spaventò il Principe Vescovo Bernardo Cles, che decise di riparare a Riva del Garda, al sicuro nella Rocca. Questo non fermò i
    moti popolari che interessarono la Val di Non, la Rotaliana, la Valsugana e il capoluogo in particolare. Come ci spiega il professor Marco Bellabarba, docente di Storia Moderna alla facoltà di Lettere dell’Università di Trento.
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