La Voce tra Aspettativa e Vulnerabilità
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A proposito di questo titolo
In tempi di AI, di robot e fantascienza, di macchine che parlano meglio di tanti umani, sarebbe giusto ampliare la nostra visione della "voce umana" per collocarla nel luogo cui appartiene, l'animo umano. E magari, farne una religione.
Creare una setta di adepti disposti a donare l'anima per entrare nelle grazie degli dei. Noi. Guarda, anche se fossimo un "dio minore" saremmo comunque dell'olimpo. Il che ci porterebbe una certa serenità, non credi?
Parlando seriamente, la voce umana non è un mero mezzo di comunicazione superficiale, ma è qualcosa di profondo, personale, soggettivo, viscerale. Quando ascolti una voce, nella tua mente nasce una aspettativa irrazionale, di pancia. Nasce prima che dal significato delle parole, dalle vibrazioni che suscita in te la persona che ti sta parlando. Perché anche se non eri presente quando l'audio è stato registrato, ora sta parlando a te. Averla sentita in altri contesti, quella voce, aiuta a renderla più efficace.
L'ascolto risveglia una aspettativa sopita: riprovare magari l'emozione di un momento da una scena di un film, un programma alla radio, una canzone, una poesia o un libro narrato. Un emozione che ritorna in un contesto alieno, e può essere positiva o negativa, ma sempre un emozione rimane.
Perché la voce è un energia molto potente destinata alle emozioni. Sono 100 euro. Grazie.
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