L’ANGOSCIA DI UNA POESIA SENZA LUCE (Marcella Boccia)
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A proposito di questo titolo
Scrivo nell’ombra di un cielo spento,
dove la luna è solo un ricordo sfocato
e il sole una promessa infranta.
Le parole mi cadono dalle mani
come ceneri di un incendio
mai divampato del tutto.
Non c’è luce in questi versi,
solo il riverbero sordo di un dolore
che si annida tra le sillabe,
tra i margini sgualciti del tempo
dove ogni rima si piega al vuoto.
Il silenzio pesa più dell’inchiostro,
si insinua tra le lettere
come una condanna senza nome.
E io lo ascolto,
come si ascolta il vento
quando soffia su campi morti,
come si ascolta il mare
quando inghiotte ogni voce.
Forse è questa la mia poesia:
un grido che si spegne prima di nascere,
un’angoscia che non trova casa,
una preghiera senza dio,
un viaggio senza terra.
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