L’88 di Matteo Piantedosi
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Il tredici, da quelle parti, porta sfiga.
In Giappone, Corea, Cina e Taiwan, è il quattro il numero sfortunato. Circola in rete una foto della tastiera di un ascensore di Shanghai dove, per scrupolo, hanno tolto sia il quattro che il tredici. Il rischio era non riuscire a vendere gli appartamenti a quei piani.
La pratica stava prendendo talmente piede che in Canada, a Vancouver, questa cosa di toglier numeri è stata vietata.
Troppe volte, pare, i vigili del fuoco avevano montato le loro lunghe scale verso il quinto piano, perché da lì era arrivata la chiamata, salvo che, chi aveva telefonato, si era dimenticato di dire che il quinto, guardando la facciata del palazzo, era il quarto, ma che, per scaramanzia, era chiamato “quinto”.
Un bel casino, insomma.
Per fortuna da noi, in Italia, il numero diciassette, notoriamente sfortunato, normalmente nessuno lo salta o lo cancella: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invece vietato il numero 88 dalle magliette delle squadre di calcio.
Otto otto è il numero di chi inneggia al nazismo: la H è l’ottava lettera dell’alfabeto e HH è, per i nostalgici, l’abbreviazione di Heil Hitler.
Una scelta sacrosanta, ma che arrivando da un ministro del governo nero di Giorgia Meloni sembra un po’ una paraculata.
Piantedosi, infatti, si è guardato bene dal vietare la neo fascista fiamma missina dal simbolo del partito di maggioranza, Fratelli d’Italia, come, del resto, si è ben guardato dal dichiarare ineleggibile quell’onorevole, il fratellino Galeazzo Bignami, noto, più che altro, per quella sua bella foto in divisa neonazista.
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