• 141) Brusca Giovanni 8° parte del processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia martedì 2 giugno 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.Questo podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare l’ottava parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono gli avvocati Alfredo Galasso, Franco Coppi e Alberto Biffani L’udienza si è tenuta a Perugia martedì 2 giugno del 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti...
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    2 ore e 14 min
  • 140) Brusca Giovanni 7° parte del processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia martedì 5 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.Questo podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare la settima parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono gli avvocati Daniela Paccoi e Bruno Naso, dei pubblici ministeri Fausto Cardella e Alessandro Cannevale e del giudice a Latere Nicola Rotunno L’udienza si è tenuta a Perugia martedì 5 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #...
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    2 ore e 18 min
  • 139) Brusca Giovanni 6° parte processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia martedì 5 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.Questo podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare la sesta parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono l’avvocato Franco Coppi, Maurilio Prioreschi, Arturo Bonsignore e Silvia Egidi e il giudice Giancarlo Orzella. L’udienza si è tenuta a Perugia martedì 5 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #...
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    1 ora e 13 min
  • 138) Brusca Giovanni 5° parte processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli Perugia lunedì 4 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino PecorelliQuesto podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto.In questo episodio potete ascoltare la quinta parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono l’avvocato Franco Coppi e il giudice Giancarlo Orzella. L’udienza si è tenuta a Perugia lunedì 4 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti #...
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    1 ora e 56 min
  • 137) Brusca Giovanni 4° parte processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia lunedì 4 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino PecorelliQuesto podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare la quarta parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella.Intervengono l’avvocato Franco Coppi e il giudice Giancarlo Orzella.L’udienza si è tenuta a Perugia lunedì 4 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti #...
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    1 ora e 19 min
  • 136) Brusca Giovanni 3° parte processo omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia lunedì 4 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino PecorelliQuesto podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare la terza parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono l’avvocato Franco Coppi e il giudice Giancarlo Orzella. L’udienza si è tenuta a Perugia lunedì 4 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti #...
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    2 ore
  • 135) Brusca Giovanni processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli - Perugia lunedì 4 maggio 1999
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino PecorelliQuesto podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto. In questo episodio potete ascoltare la seconda parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino PecorelliIl presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono l’avvocato Alfredo Galasso e il giudice Giancarlo Orzella. L’udienza si è tenuta a Perugia lunedì 4 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti #...
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  • 134) Brusca Giovanni 1° parte processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecolli - Perugia lunedì 4 maggio 1998
    Dec 22 2025
    Udienza del processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.Questo podcast è dedicato alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia di cosa nostra nei vari processi che hanno sostenuto.In questo episodio potete ascoltare la prima parte dell’interrogatorio fatto al collaboratore di giustizia Brusca Giovanni durante il processo per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli Il presidente della corte era il giudice Giancarlo Orzella. Intervengono i pubblici ministeri Fausto Cardella e Alessandro Cannevale. L’udienza si è tenuta a Perugia lunedì 4 maggio 1998. Giovanni Brusca Lo scanna cristiani questo era il soprannome di Giovanni Brusca un altro bravo ragazzo che faceva parte della squadra della morte. E’ nato il 20 febbraio del 1957 a San Giuseppe Jato un piccolo paese situato in provincia di Palermo, era uno dei 3 figli di Bernardo Brusca lo storico capo della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, Bernardo Brusca è stato un fedelissimo di Salvatore Riina fino al giorno della sua morte, per il figlio Giovanni fu un percorso naturale entrare nel mondo della mafia, ha iniziato a delinquere da giovanissimo, quando verso la fine degli anni 60 il padre Bernardo nascondeva nel territorio di San Giuseppe Jato, Salvatore Riina, Calogero Bagarella e Bernardo Provenzano, lo utilizzava da corriere per inviare messaggi e viveri ai tre latitanti. I tre si nascondevano perché erano ricercati dalle forze dell’ordine per la guerra di mafia che era in corso a Corleone. Bernardo Brusca fece una raccomandazione ben precisa al figlio Giovanni, gli disse che per lui Salvatore Riina doveva essere come un secondo Padre e doveva ascoltare e fare tutto ciò che gli chiedeva. Giovanni Brusca diede ascolto al padre e si legò anima e corpo a Salvatore Riina. Venne combinato in cosa nostra nel 1976, aveva poco più di 19 anni, nel giorno della sua combinazione in cosa nostra nel suo curriculum già c’erano un paio di omicidi. Fu lo stesso Salvatore Riina il suo padrino nel rito della cerimonia di combinazione in cosa nostra. L’ascesa in cosa nostra di Giovanni Brusca fu rapida, grazie proprio alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina. Dimostrò la sua lealtà al capo dei capi di cosa nostra eseguendo gli ordini che riceveva senza mai metterli in discussone e soprattutto non aveva nessuna pietà nei confronti delle sue vittime e tante sono stati gli uomini che ha eliminato. È stato il carnefice nel 19767 del tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico il professore Filippo Costa, è stato Giovanni Brusca a spingere il tasto del telecomando che fece saltare il tritolo nella strage di Capaci, strage in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta. Ho citato giusto gli omicidi più eccellenti, lo stesso Giovanni Brusca ammise di avere ucciso oltre 150 persone. Per la sua fedeltà, Salvatore Riina, verso la metà degli anni 80 lo nominò reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, In quel periodo il padre Bernardo era stato arrestato e condannato a 23 anni di carcere nel maxi processo di Palermo. Partecipò il 30 novembre del 1982 alla mattanza della famiglia mafiosa di Partanna Mondello aiutando il padre, Salvatore Riina e altri killer di cosa nostra a uccidere in una massaria situata nella contrada di Dammusi che è una frazione del comune di San Giuseppe Jato il potente boss della mafia Rosario Riccobono e altri 5 membri della sua famiglia mafiosa. La carriera di killer di Giovanni Brusca si concluse con un orribile delitto, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo che era il figlio del collaboratore di giustizia Santo Di Matteo. Il ragazzo venne rapito per costringere il padre a ritrattare le sue dichiarazioni. Giuseppe Di Matteo quando venne rapito aveva appena 12 anni e venne ucciso 24 mesi dopo quando di anni ne aveva 14. Giovanni Brusca venne arrestato il 20 maggio del 1996 e pochi mesi dopo il suo arresto decise di diventare un collaboratore di giustizia. #FrancescoPaoloAnselmo #GiovanniBrusca #EmanueleBrusca #EnzoSalvatoreBrusca #MaurizioAvola #BuscettaTommaso #CalderoneAntonino #CalvarusoAntonio #CancemiSalvatore #CannellaTullio #ContornoSalvatore #CucuzzaSalvatore #DiCarloFrancesco #DiMaggioBaldassare #DiMatteoSantino #DragoGiovanni #FerranteGiovanBattista #GalatoloVito #GanciCalogero #GiuffréAntonino #GradoGaetano #GrigoliSalvatore #LaBarberaGioacchino #ManiscalcoGiuseppe #MarcheseGiuseppe #MarinoMannoiaFrancesco #MessinaLeonardo #MutoloGaspare #OnoratoFrancesco #PenninoSalvatore #SiinoAngelo #SinagraVincenzo #SpatolaRosario #SpatuzzaGaspare #VitaleLeonardo #VitaleGiusy #MafiaSiciliana #CollaboratoreDiGiustizia #CollaboratoriDiGiustizia #DichiarazioniDIMaurizioAvola #PentitiDIMafia #MafiaCatanese #BenedettoNittoSantapaola #ProcessoOrsaMaggioreI #ProcessoAiPresuntiAffiliatiAllaCoscaSantapaola #ProcessoAlClanSantaPaola #processoPerLeBombeAFirenzeRomaMilano #ProcessoAGiulioAndreotti #...
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