Episodi

  • Ambizione non è una parolaccia riprendiamoci il diritto di voler crescere
    Jan 11 2026
    C’è una parola che molte di noi hanno imparato a sussurrare, a nascondere, a minimizzare.
    Una parola che, quando pronunciata ad altavoce, rischia di farcisembrare “troppo”:troppo aggressive, troppo egoiste, troppo pocofemminili.
    Quella pa
    rola è ambizione.
    Mentre per un uomo dire“sono ambizioso” suona come un’affermazione di forza, di determinazione, di legittimo desiderio di crescita, per una donna quella stessa frase porta con sé un peso diverso. Rischia ditrasformarsi in un’etichetta: arrivista, fredda, privadi empatia.
    Come se volercrescere professionalmentefosse incompatibile con l’essere donna, madre, partner,amica.
    Ma è davvero così? Ostiamo semplicemente pagando il prezzo di stereotipi culturali così radicati da diventare invisibili?
    I numeri che raccontanouna storia diversa
    Iniziamo dai fatti. Contrariamente a quanto sicrede, le donne non sono meno ambiziose degli uomini. Secondo una ricercadi Egon Zehnder, una delle principali società di consulenza globale in ambito di talent management, le aspirazioni verso posizioni di C-suite (i vertici aziendali) sono oggi praticamente paritarie: il 27% delle donne aspira a raggiungere il C-suite, rispetto al 31% degli uomini. Una differenzaminima che smonta il mitodell’”ambition gap” – il presunto divario di ambizionetra i generi.
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  • Condizionata per il controllo la neuroscienza di chi non riesce a delegare
    Nov 21 2025
    Dal condizionamento sociale alla leadership consapevole: riprogramma il tuo rapporto con la delega
    Sei lì, ancora una volta, alle 23:00 di sera.
    Stai rileggendo per la terza volta l’email che il tuo collaboratore ti ha inviato per approvazione.
    C’è qualcosa che non ti convince. Il tono non è proprio quello giusto.
    Forse dovresti riscriverla tu.
    Ci metteresti dieci minuti, lui ne ha impiegati trenta e il risultato non è comunque quello che volevi. “Lo faccio io”, ti dici. Di nuovo.
    E mentre riapri il documento per l’ennesima modifica, una vocina nella tua testa sussurra: ”Forse il problema non è lui. Forse il problema sono io.”
    Se questa scena ti suona familiare, continua a leggere.
    Perché quello che stai per scoprire cambierà radicalmente il modo in cui vedi te stessa come leader.
    Non è un difetto caratteriale: è il tuo sistema nervoso che parla.
    Lascia che ti tolga subito un peso: la tua difficoltà a delegare non è colpa tua.
    Non sei “troppo perfezionista”. Non sei “una maniaca del controllo”. Non ti manca “fiducia negli altri”.
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  • Il coraggio della vulnerabilità come le donne stanno rivoluzionando il concetto di forza
    Sep 22 2025
    Quando pensiamo alcoraggio, spesso ci viene in mente un’immagine stereotipata: qualcuno che affrontail pericolo senza paura, che non mostramai debolezza, che procede imperterrito verso i propri obiettivi.
    Ma se vi dicessi che questa concezione del coraggio non solo è limitante, ma sta anche frenando il potenziale femminile nel mondo della leadership e dell’innovazione?
    È tempo di ripensare radicalmente cosa significhi essere coraggiose nel 2025.
    E le donne, con la loro capacità innata di abbracciarela vulnerabilità come fonte di forza, stanno guidando questa rivoluzione silenziosa ma potentissima.
    La paura mascherata daperfezione
    Partiamo da un dato chedovrebbe farci riflettere:le donne rappresentanoil 58,4% della forza lavoro globale, eppure detengono solo il 30% delle posizioni di leadership senior.
    Più impressionante ancora, solo 52delle 500 aziende Fortune sono guidate da donne, un misero 10,4% del totale.
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  • Quella vocina interiore che ti dice non sei abbastanza come liberartene una volta per tutte
    Jul 15 2025
    Care amiche, quante volte vi è capitato di raggiungere un traguardo importante, di ricevere complimenti sinceri e, nonostante tutto, di sentire una vocina interna sussurrare: ”Non è merito tuo,è stata fortuna. Prima o poi ti scopriranno!”?
    Se questa sensazione vi suona familiare, benvenute nel club (purtroppo molto affollato!) della Sindromedell’Impostore.
    Di recente ho visto un video particolare su questo tema in cui la dottoressa RobertaMilanese, psicologa, psico-terapeuta, coach ne ha parlato.
    Oltre a lei anche Maria Cristina Nardone lo illustra nei percorsi di formazione in Counsel Coching Strategico e non poteva mancare nella Accademia di Leadership Femminile di cui occupo.
    Questo tema è più che mai attuale in un mondo che ci chiede sempre di più,spingendoci a superare li-miti che spesso non sappiamo nemmeno di avere.
    Vediamo insieme di cosa si tratta. La sindrome dell’impostore è una forma di auto-sabotaggio che porta a non riconoscere i propri successi, vivendoli come frutto di fortuna o inganno piuttosto che di reali competenze.
    Si manifesta con la convinzione persistente di non essere all’altezza, nonostante le evidenze oggettive del contrario, e con la paura di essere scoperti come “impostori”.
    Il Giudice Più Severo? È Dentro di Te!
    La Sindrome dell’Impostore è subdola,quasi invisibile.
    Non è la classica paura del giudizio altrui.
    Qui, il giudice più implacabile siamo noi stesse.
    È quella vocina interna,quel tribunale spietato che ci condanna costantemente: Non hai fatto abbastanza, non l’hai fatto bene, non l’hai fatto al momento giusto.
    E il verdetto è sempre lo stesso: siamo inadeguate.
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  • Soft skill da madre: il master che nessuno racconta
    May 9 2025
    Diventare madre è una delle esperienze più trasformative nella vita di una donna.
    Eppure, nel mondo del lavoro, la maternità viene spesso percepita come un’interruzione.
    Le donne che rientrano dopo un periodo di assenza per congedo si sentono talvolta spaesate, insicure, meno efficaci.
    È come se il tempo trascorso lontano da scrivanie, riunioni e progetti le avesse rese “meno” professioniste.
    Ma è davvero così? La risposta è no.
    Non solo non sono meno capaci: spesso, tornano con un bagaglio più ricco, un pensiero più complesso, una leadership più umana.
    Solo che nessuno glielo dice. Nessuno glielo riconosce.
    E allora è importante farlo qui: la maternità non è una parentesi vuota.
    È un master di vita e di competenze, che può arricchire anche il lavoro, se le donne (e le aziende) imparano a vederlo per ciò che è.
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  • Leadership femminile - fare carriera senza rinunciare a se stesse
    Mar 29 2025
    Secondo una ricercacondotta dall’OsservatorioAxL (Agenzia per il La-voro) le donne hanno unforte desiderio di crescerenel lavoro e di riscontra-re la valorizzazione delleproprie competenze.
    L’indagine è stata fattasu circa 2.500 persone dicui il 59% composto dadonne.
    Per le donnel’86% dichiara di esse-re interessata alla cre-scita professionale edil 44% di esse vorrebbevenisse rispettato l’e-quilibrio con la vitaprivata; la percentualeè diversa per gli uomodove il 92% è interes-sato alla crescita pro-fessionale ed il 35% alrispetto dell’equilibriocon la vita privata.
    Altro dato molto inte-ressante è che tra i giovanidai 18 ai 24 anni ben il 59%ha una divisione dei cari-chi di lavoro della famigliacon il proprio partner, lafascia di età tra i 25 e 34anni la percentuale è del49%, tra i 35 anni e i 44anni la percentuale è del39% e per la fascia di etatra i 45 e i 54 anni è il 34%.
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  • Dovere o volere-non c'è solo il bianco o nero
    Jan 17 2025
    Il conflitto tra ciò che si sente di dover fare e ciò che si vorrebbe realmente fare è una sfida comune, ma che spesso assume contorni particolari per le donne.
    Ruoli sociali tradizionali, aspettative culturali e responsabilità familiari portano molte donne a vivere in una costante tensione tra il “dovere” verso gli altri e il “volere” legato ai propri desideri e aspirazioni. Per secoli, le donne sono state educate a mettere al primo posto il benessere degli altri – famiglia, partner, figli, comunità – relegando spesso i propri desideri in secondo piano.
    Questo ruolo, radicato nella cultura e nella società, ha generato un senso di “dovere” che molte donne sentono come ineludibile.
    Secondo lo psicanalista Carl Gustav Jung, questa dinamica può essere legata al principio del “dovere archetipico”, che spinge molte donne a sacrificare il proprio sviluppo personale per rispondere alle aspettative altrui.
    Lo psicologo Abraham Maslow, con la sua “piramide dei bisogni”, sottolinea che l’autorealizzazione è spesso relegata in fondo alle priorità quando i bisogni di base (di altri) monopolizzanon il tempo e le energie
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  • Una nuova attività-dal sogno all'azione
    Nov 20 2024
    Ci sono momenti nella vita di tutte noi, sia da giovani donne sia da donne con più esperienza di vita, in cui avvertiamo un desiderio di creare o cambiare qualcosa nella nostra vita pro- fessionale.
    Quando siamo più giovani, ci capita di farci influenzare da quello che vediamo fare dagli altri, ci creiamo una proiezione del nostro futuro sulla base degli esempi che incrociamo o delle aspettative di altri che ci stanno a cuore.
    In questa situazione creare una propria attività non sempre rappresenta quello che potenzialmente vorremmo fare ma quello che ci sentiamo di poter fare.
    Nello stesso tempo, in età più matura, dopo alcune esperienze lavorative, magari anche disastrose, e con altri impegni familiari che si sono nel frattempo affiancati alla vita professionale, diventa ancora più “problematico” concedersi di sognare di cambiare rotta o fare qualcosa di diverso dal lavoro che facciamo.
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    9 min