Diario di un uomo qualunque copertina

Diario di un uomo qualunque

Diario di un uomo qualunque

Di: EDG | Enzo De Giorgi
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A proposito di questo titolo

Un diario per non dimenticare è un podcast in cui racconto cose normali e personali, spesso comuni a molti. Parlo del mio modo di vedere il mondo, dei miei disegni, degli incontri e degli scontri, di frammenti di tempo vissuti qua e là, cercando un po’ di pace in tempi di guerra continua.EDG | Enzo De Giorgi Scienze sociali
  • Gavetta anni '90 a Lecce
    Dec 30 2025

    Non ricordo l'anno esatto. Primi anni novanta

    Lunghi anni di gavetta leccese.

    Terminati gli studi all’Accademia di Belle arti, provo a far fruttare economicamente le mie abilità grafiche, procurandomi infinite commissioni, spesso mal pagate… a volte non pagate per nulla.

    Vengo in contatto con architetti, imprenditori, gestori di televisioni private e presunti art director di agenzie pubblicitarie leccesi.

    Giovane e pieno di speranza, mi imbatto puntualmente in personaggi senza scrupoli.

    Il Gatto e la Volpe sono sempre dietro l’angolo, pronti a richiedere il mio “prezioso apporto artistico”... per poi dileguarsi senza scrupoli, al momento del conto.

    Sono quasi tutti fascisti, come emerge dalle loro battute confidenziali, ma ben travestiti da onesti gentiluomini pieni di intenti umanitari, nei loro appelli pubblici.

    Si inaugura a Lecce il nuovo centro commerciale Centrum. Fra i vari negozi, c'è anche una sede Benetton. I gestori hanno richiesto dei grandi controsoffitti in pvc con le riproduzioni delle fotografie di Oliviero Toscani.

    Non esiste ancora la stampa digitale e il titolare della “Grafiche Press” mi chiede di dipingere a mano quelle immagini. Utilizzo una tecnica impressionista, senza disegno, dipingendo direttamente sui teloni, imbevendo un grosso pennello in barattoli di colori serigrafici. Uso solo i colori primari, aiutandomi con un proiettore di diapositive, nell’enorme spazio dei capannoni, nelle campagne di San Ligorio. Sono velocissimo. In pochi giorni realizzo tutti i pannelli richiesti. I soggetti sono gli scatti iconici e provocatori di Toscani. Non so quanto sia costato, economicamente, quel lavoro alla Benetton… ma il titolare della “Grafiche Press” mi liquida in fretta, dandomi quattro soldi, asserendo che in fin dei conti non ci avevo impiegato poi tanto tempo…

    La Benetton inaugura con successo i suoi nuovi locali e la Grafiche Press si prende, ovviamente, tutti i meriti (e i soldi).

    Il titolare dell'agenzia pubblicitaria, sulla scia del peggior berlusconismo possibile, si dà alla politica, diventando assessore del comune di Lecce. In rete, è ancora possibile leggere numerosi articoli sulle sue condanne per truffa…

    Devo ringraziare anche lui, se nel 1996 maturo la decisione di lasciare il Salento e cambiare mestiere, per un lungo esilio, durato una dozzina di anni. Anche mio fratello e le mie tre sorelle lasciano il Salento per analoghi motivi, decidendo, però, di non tornare più.
    Sapete qual è la parte più interessante?
    Che nessuno di loro si è mai sentito colpevole.
    Non gli architetti.
    Non gli imprenditori.
    Non i creativi col doppiopetto e l’ideologia usa e getta.
    Perché loro non rubavano.
    No.
    Loro “offrivano opportunità”.
    L’opportunità di lavorare gratis.
    L’opportunità di farti crescere.
    L’opportunità di sparire.
    E mentre io dipingevo teloni giganteschi nelle campagne,
    mentre i miei quadri diventavano soffitti,
    mentre Toscani firmava campagne milionarie…
    qualcuno imparava una cosa molto più utile dell’arte.
    Come trasformare lo sfruttamento in carriera.
    Alcuni di loro oggi fanno politica.
    Altri fanno impresa.
    Altri fanno ancora i moralisti.
    Parlano di legalità.
    Di giovani.
    Di futuro.
    Con la stessa faccia con cui, trent’anni fa, mi dicevano:
    “Dai, alla fine non ci hai messo poi tanto”.
    Il problema non è che io me ne sia andato.
    Il problema è che loro sono rimasti.
    Sono rimasti lì.
    A comandare.
    A decidere chi vale e chi no.
    A spiegare ai ragazzi che la passione è più importante del conto in banca.
    E poi si stupiscono se i giovani scappano.
    Se il Sud si svuota.
    Se i talenti spariscono.
    Non scappano dal Sud
    Scappano da voi.
    Io, nel ’96, ho fatto l’unica cosa rivoluzionaria possibile:
    ho detto no.
    Ho mollato tutto.
    Ho cambiato vita.
    Ma non mi sono dimenticato.
    Perché certe ferite non servono a guarire.
    Servono a ricordare.
    E questa storia non è nostalgia.
    Non è rancore.
    È memoria politica.
    E la memoria, quando parla,
    fa molto più rumore
    di qualsiasi centro commerciale inaugurato con lo spumante.

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    7 min
  • La morte di mia madre | Podcast unico
    Sep 22 2025

    I cinque episodi del podcast sono riuniti in un unico racconto.

    Ho scritto questo diario per raccontare la morte di mia madre.

    Ho cercato di fermare il tempo e di ricordare le emozioni che per otto lunghi mesi hanno accompagnato l'agonia della mia famiglia.

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    57 min
  • Episodio 5: Finale, un anno dopo | La morte di mia madre
    Jul 27 2025

    Oggi sono qui, sul mio terrazzo, a scrivere queste cose su un telefonino, a te, che da un anno riposi in un vaso di cenere, sul comò della tua camera da letto, a mille chilometri da qui. Sto pensando, alla fine, di cancellare tutto, di eliminare questi inutili file di testo, perché non serve a niente scrivere “Della morte di mia madre”, non serve a nessuno, leggere queste pagine di dolore.

    Sicuramente, anziché della morte, avrei dovuto utilizzare il mio tempo a scrivere “Della Vita di mia madre”, avrei dovuto parlare di tutte le cose belle che hai vissuto insieme a noi, mamma, di come ci hai cresciuti, di come ci hai viziati, di come hai sopportato il peso e le ingiustizie della vita… di come ti sei sacrificata per tutti noi.

    Certo, sarebbe stato più facile, più comodo… e lo farò, ne sono sicuro.

    Ma per farlo, dovevo prima riuscire a superare la tua morte.

    E oggi, mamma, a un anno di distanza… purtroppo, non ce l’ho fatta. Non ho ancora superato la tua assenza.


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    5 min
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