Claudio e l'Orco - la tragedia dell'Eiger del 1957 copertina

Claudio e l'Orco - la tragedia dell'Eiger del 1957

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La drammatica epopea di Claudio Corti, protagonista di una delle più celebri e terribili tragedie della storia dell'alpinismo

Nel 1957 lo scalatore dei Ragni di Lecco Claudio Corti e l'amico Stefano Longhi si recano fra le montagne della Svizzera per tentare la prima ascensione italiana di una delle più celebri e famigerate pareti delle Alpi: la gigantesca Nord dell'Eiger, l'Orco dell'Oberland.
Negli Anni 20 e 30, la terribile Nordwand aveva stroncato la vita di molti fra i più forti alpinisti europei, uccisi dalle sue tempeste e dalle micidiali scariche di ghiaccio e pietre, prima che, nel 1938, i tedeschi Andreas Heckmair e Ludwig Vörg e gli gli austriaci Fritz Kasparek e Heinrich Harrer riuscissero a conquistarla.
Alla cordata di Claudio e Stefano si unisce anche quella di due giovani tedeschi, ma ben presto la loro salita si trasforma in una terribile lotta per la sopravvivenza. Il maltempo blocca i quattro in parete per diversi giorni, mentre i cronisti dei giornali di tutta Europa si appostano negli alberghi di Grindelwald, alla base della parete, per spiare con potenti cannocchiali la tragedia che si svolge "in diretta" davanti ai loro occhi.
Alla fine, con una spericolata manovra di recupero, i soccorritori riescono a raggiungere i "naufraghi" dell'Eiger, ma Claudio è l'unico ad uscire vivo dalla parete.
È sfuggito agli artigli dell'Orco, ma non a quelli della Fama, che lo perseguirà per il resto della vita.
Ben presto, infatti, viene accusato di essere il responsabile della morte dei compagni.
A puntare il dito contro di lui ci sono niente meno che Riccardo Cassin, il mito vivente dell'alpinismo italiano e Heinrich Harrer, uno dei primi salitori della Nordwand. Quest'ultimo dà addirittura alle stampe un libro, "Il Ragno Bianco", destinato a diventare una pietra miliare della letteratura alpinistica, nel quale tratteggia la figura di Corti come quella di un folle, incapace e disposto a tutto pur di avere il suo quarto d'ora di gloria.
È una bugia, ma un uomo semplice, un camionista privo di mezzi e conoscenze come Claudio, non può far nulla per contrastare il mare di fango che lo sommerge.
Solo l'affetto degli amici più cari, che continueranno a credere nella sua versione dei fatti aa legarsi in montagna con lui, gli consentiranno di ritornare a vivere e di ritrovare un poco di serenità.
Claudio morirà nel 2010, portandosi ancora addosso il marchio del sospetto e dell'infamia.
La storia, però, gli restituirà giustizia: nel revisionare il libro di Harrer per una nuova edizione, uno scrupoloso curatore scoprirà errori di traduzione e imprecisioni che ribalteranno il suo ruolo nella vicenda: non fu lui la causa della tragedia, anzi,

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