Claudio Damiani legge Claudio Damiani [Il podcast di Fazi Editore] copertina

Claudio Damiani legge Claudio Damiani [Il podcast di Fazi Editore]

Claudio Damiani legge Claudio Damiani [Il podcast di Fazi Editore]

Di: Fazi Editore
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A proposito di questo titolo

Per il 17 febbraio, festa nazionale del gatto, il poeta Claudio Damiani ha raccolto ventidue poesie dedicate ai suoi gatti.
Scarica l’eBook gratuito qui: https://store.fazieditore.it/it/products/gatto-tu-hai-due-occhi-come-meCopyright Fazi Editore
Arte Storia e critica della letteratura
  • Quando io e i miei gatti ci guardiamo
    Feb 16 2022
    Quando io e i miei gatti ci guardiamo scontrandoci per casa,
    loro è come se mi dicessero:
    sì, d’accordo, dobbiamo morire,
    sia noi che te siamo mortali
    e in questo siamo uguali
    però adesso calmati,
    pensa che siamo soldati che dobbiamo combattere
    e che la vita è una battaglia che dobbiamo combattere
    ogni giorno e non dobbiamo tradire, non dobbiamo disertare,
    pensa che dobbiamo mantenere chiaro l’onore dei nostri padri.
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    1 min
  • Questa notte ho sognato il mio gatto
    Feb 16 2022
    Questa notte ho sognato il mio gatto
    che m’è scappato, da un po’ di tempo
    e non è più tornato.
    M’è comparso nel sogno e gli ho detto subito: «Sai che vicino al centro estivo di Antonio
    ti ho visto due volte
    ma non eri tu, credo,
    gli assomigliavi
    ma eri più magro, il colore del pelo identico,
    quello degli occhi anche, ma l’espressione non era la tua ma gli assomigliavi. Ci siamo guardati
    a lungo
    e lui forse anche si chiedeva chi ero
    lui forse anche cercava di capire
    come io cercavo di capire,
    ma aveva anche il pelo un poco più corto»,
    così mi sembrava, «e l’espressione un po’ diversa troppo diversa». «Ma non mi chiedi che cosa
    è successo di me?», dice il gatto,
    «Sì, te lo chiedo», dico io, e lui:
    «Ebbene, non lo so».
    A questo punto io volevo prendere il gatto
    e baciarlo, ma lui è salito su un muro più alto. «Scendi», gli ho detto io,«lascia che ti tenga un po’
    in braccio
    e ti accarezzi come ti piace
    lascia che, un poco, ti baci».
    Ma il gatto mi guardava sgranando gli occhi, espressione sua tipica, come se non capisse
    o capisse qualcos’altro che io stesso non capivo.
    «Ascolta, mi manchi molto», ho ripreso a dire,
    «mi facevi così tanta compagnia
    mi piaceva tanto guardare le tue prodezze
    quando giocavi a calcio, o quando afferravi una mosca, mi piaceva tanto guardare le tue
    espressioni
    poi prenderti e accarezzarti e tenerti un po’ sulla mia pancia».
    «Sì, anche a me piaceva, ma le cose passano,
    le cose passano,
    e anche noi passiamo».
    «Sì, anche noi passiamo», ho detto io,
    ma dove andiamo?».
    «Andiamo verso qualcosa che è sempre qualcosa
    non esiste la fine, perché, vedi,
    siamo tutti collegati».
    «Spiegati meglio, perché non capisco bene».
    «Voglio dire quello che ho detto, che non c’è una fine, e non c’è una fine perché siamo tutti collegati». «Dimmi se ho capito», ho detto io,
    «il fatto che siamo tutti collegati...
    forse vuoi dire che non esistiamo individualmente,
    e che il cambiare, il passare delle cose, come tu dici,
    quello stesso è il collegamento cioè l’essenza stessa temporale del nostro esistere è alla base
    del nostro essere collegati».
    «Sì», mi hai risposto tu nel sogno, «è più o meno così, credo,
    hai presente le catene?
    è come se ci dessimo tutti la mano
    e questa mano, non ce la stacchiamo mai,
    nessuno ce la può staccare,
    è questo il punto, capisci?».
    «Cioè tu vuoi forse dire», ho detto io al gatto,
    «che non è che noi siamo venuti alla vita casualmente in quel preciso tempo e punto,
    ci siamo venuti perché ci eravamo “attaccati”
    mi sembra di capire, e non potevamo che essere noi
    in quel preciso punto dell’essere».
    «Avendoci chiamato quelli che erano prima
    attaccati a noi, e chiamando noi
    quelli dopo di noi, attaccati a noi.
    Vedi», ha continuato il gatto,
    immagina una grande sfera che gira
    davanti a una luce, come la terra davanti al sole,
    tu sei in quella sfera infinita,
    come un punto di lei, quando la luce ti illumina
    sei nella vita, ma quando non più o non ancora
    tu sei sempre in quella grande sfera lo stesso».
    Il gatto stava sempre in cima al muro, e io gli ho detto: «Vieni, scendi un attimo che ti do un
    bacio».
    Lui è sceso a terra e io l’ho preso in braccio,
    l’ho accarezzato sulla testa e l’ho baciato sulla nuca, poi gli ho accarezzato il dorso e la coda
    e lui ha miagolato e ha fatto le fusa
    poi gli ho preso la testa con la mia mano destra
    e gliel’ho stretta, e lui è stato zitto
    e io l’ho baciato ancora un po’, e lui ha fatto le fusa ancora e poi mi sono svegliato.
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    5 min
  • Sì ho tormentato il rondinotto
    Feb 16 2022
    «Sì ho tormentato il rondinotto, ci ho giocato
    e l’ho lasciato lì mezzo morto», mi dice il gatto,
    «e adesso mi sdraio qui e dormo.
    Perché, che c’è di male?».
    Il gatto e io ci guardiamo a lungo.
    «Noi siamo così da milioni di anni
    viviamo la vita che ci è stata data
    e non ce ne preoccupiamo
    e adesso se non ti dispiace vorrei dormire»,
    e il gatto si sdraia su una mia ciabatta.
    «Primo: non è vero che siete così da milioni di anni», dico io,«ma ogni giorno cambiate. Ogni istante, anche di un valore piccolissimo, piccolissimo quanto vuoi, ma cambiate. Secondo: ho i miei dubbi che siate così fatalisti come vi dipingete. Penso che invece anche voi, a vostro modo, pensiate, e abbiate dunque qualche cosa da fare in questo mondo.
    E poi basta con questa cosa che la natura vi ha fatto così e voi non potete altro che seguire la natura ecc. ecc.! Avete rotto il cazzo! È ora che vi prendiate anche voi le vostre responsabilità!».
    «Ma tu, che cos’è invece che vuoi fare? Che cos’è che meditate, che preparate voi uomini? È vero, fate tanto casino, trasformate il mondo, ma che cosa volete fare effettivamente, dove volete arrivare?».
    «In effetti, devo dirti molto sinceramente, non lo so. È un po’ imbarazzante, ma te lo devo confessare. Però vedi... tutto questo non è solo per noi... ma anche per voi, per tutti».
    «Che vuoi dire?».
    «Beh, tu ad esempio stai in questa casa calda e comoda, mangi bene, sei curato... te lo ricordi quand’eri piccolo che stavi per morire, te e tua sorella, e io vi ho salvato?». «Beh, questo è vero, ma tutto il resto del mondo non mi sembra che se la passi tanto bene, nonostante la vostra intelligenza, il vostro potere...».
    «È vero, c’è sempre il male e tanta sofferenza, come quella che hai inflitto tu a quest’uccellino; però, anche se non ne siamo ben coscienti, stiamo andando verso qualcosa che sia un bene per tutti, non solo per noi uomini. E poi, non so se lo sai, ma non siamo soli nell’universo...». «Che vuoi dire?».
    «Voglio dire che ci stiamo accorgendo che esistono nell’universo altri mondi abitati dalla vita, da uomini come noi, da gatti anche...».
    «Oddio non me lo dire! Mi sembra che ce ne siano già troppi in questo mondo, di gatti. Anche nel nostro tetto ce ne sono troppi, non ci si muove più!».
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    3 min
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