Carcere - Ne vale la pena

L'ombra delle donne 2

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Carcere - Ne vale la pena

Di: Grazia De Sensi
Letto da: Grazia De Sensi
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A proposito di questo titolo

Mobbing, dipendenze affettive, anoressia, abusi, stereotipi e transizioni di genere, violenze, disturbi mentali, malattie rare, segreti, estorsioni e ricatto, dolore, bullismo e lutto: sono queste le "ombre" della seconda stagione di Lodo - L’Ombra delle Donne.

Storie personali, raccontate dalla vibrante voce del cuore di 12 donne che hanno affrontato il dolore e il disagio profondo e, in questo podcast, si aprono ad una narrazione autentica ed intima di vissuti incomodi, inconfessabili, di tabù.

Non sono le stories con le lenti colorate, ma le vite non filtrate di Carolina, Dora, Ilaria, Francesca F, Angela, Mariachiara, Francesca M, Cecilia, Palma, Francesca G, Claudia e Delia che hanno mostrato, in confidenza, le proprie ombre dense e caliginose.

Un ascolto attivo di queste storie ci aiuta ad esercitare la solidarietà e la ribellione, a non sentirci sole nei momenti in chiaro/scuro, ma soprattutto aumenta la consapevolezza che è proprio il susseguirsi di squarci di luce e pozzi d'oscurità a definire la bellezza femminile, quella non effimera, compiuta appunto nei suoi opposti.

Queste donne, non sono perfette, non si giustificano, non spiegano la loro redenzione per sembrare migliori: ci sussurrano, come ad certo punto della loro vita, siano riuscite a "spezzare l'incantesimo" che le imprigionava.

Sono conversazioni confidenziali tra la host e 12 donne, normalissime, che si espongono raccontando il coraggio di essere "presenti" nella sorellanza e accrescendo quella consapevolezza che Edda Billi ha chiamato "donnità".

Sound Design: Paolo Corleoni Post Produzione: Valeria Ardito Illustrazioni: Mariachiara Tirinzoni

Carcere - Ne vale la pena

Angela ha appena compiuto 57 anni: una stagione di bilanci e di nuovi punti di vista da cui affacciarsi al futuro. Angela, é Angela Marcello la direttrice della casa circondariale di Vibo Valentia, uno degli istituti più sorvegliati in Italia e che tre anni fa, poco prima del suo arrivo, era stato definito la Guantanamo d'Italia. Sceglie parole semplici, esprime sentimenti con pudore e dignità, senza paura di apparire debole, quando mi parla della sua vita personale: dei disturbi alimentari, degli errori, della separazione dal marito, del sacrificio dei suoi figli e delle scelte difficili che ha fatto per la carriera e per il senso di responsabilità.

Con la stessa umanità mi racconta della durezza del suo lavoro, dei progetti per i detenuti e della reperibilità h24 che non lascia scampo certe notti, ma che fa parte di un lavoro che l'ha scelta, come dice lei, e di cui si è innamorata. Angela è una donna controcorrente, che si realizza nel lavoro come poche altre donne, e lo fa con il supporto dei genitori e delle amiche, ma purtroppo senza l'appoggio concreto più importante: quello della persona che ha scelto a suo fianco, suo marito.

Mi ha raccontato come, attraverso l'esplorazione delle sue paure e delle sue insicurezze abbia conquistato la libertà e l'indipendenza da una storia d'amore viziata: lo ha fatto lottando per la carriera, lo ha fatto per affrancarsi da quel velenoso stereotipo di genere, secondo il quale una donna, nel lavoro, non può avere più successo del suo uomo. In questo podcast inedito Angela mostra per la prima volta l'intreccio sottile della sua vita pubblica e privata: una testimonianza di come il dibattito sulle quote rosa sia un esercizio sterile, se non supportato dalla condivisione di storie di eccellenza, come la sua, che hanno anche il coraggio di mostrare i sacrifici e le rinunce come mamma, figlia e moglie.

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Non si può immaginare che una donna che dirige un carcere possa anche lei essere vittima della manipolazione. La storia di Angela ci insegna invece che la consapevolezza di ciò che realmente siccede, si rinasce.

Manipolazione e rinascita

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Matrimonio, figli, famiglia d’origine e un lavoro di grande impegno e responsabilità. Vorrei avere la forza e il coraggio di Angela. La sua storia dà speranza, siamo delle guerriere.

Carcere

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mi auto recensisco sono contenta di aver partecipato a questa esperienza che per me è stato liberatoria..ringrazio grazia de sensi che con il suo garbo ha saputo far emergere ..il meglio della mia storia e ringrazio tutti quelli che mi hanno dato un ottimo feedback

un lavoro che ti fa ritrovare

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Ne vale la pena non è solo il titolo di questo capitolo, ma anche la considerazione che si ha al termine dell'ascolto.

Ne vale la pena

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La storia di Angela Donato è da ascoltare per due motivi: il primo è che non è facile esporre la propria storia privata quando si è direttori di un carcere e quindi tutte possiamo imparare, il secondo motivo riguarda invece l'annoso dibattito tra carriera e vita personale, lei ha indicato cosa ha fatto.C'è anche un terzo motivo e riguarda l'amore per il lavoro che lei esprime nella semplice frase che anche se ne salvi uno ne vale comunque la pena.Ho ascoltato e lo riascolterò perchè fatto molto bene sia con le musiche che con i testi.

inedita!

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