• La donna schermo (capp IV-IX)
    Jan 18 2026
    ep. 20 st. 2
    Nei capitoli successivi al terzo, Dante, grazie ad una fortuita occasione, riesce a celare agli altri il proprio interesse nei confronti di Beatrice. L'equivoco che nasce per mezzo di un'altra donna, dà al Poeta l'occasione di tutelare l'onore della gentilissima. Volontariamente, Dante finge interesse per una donna definita "schermo", perché utile per celare appunto la verità dei propri sentimenti.

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    Musica: "Avant la pluie" by Arnito
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    11 min
  • Vedeste al mio parere onne valore (G. Cavalcanti)
    Jan 11 2026
    ep. 19 st. 2
    In questo sonetto, in risposta ad "A ciascun' alma presa", Guido Cavalcanti, in nome dell'amicizia, si mette da parte e riconosce a Dante una maggiore capacità di resilienza nel rapporto con il sentimento amoroso.

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    Musica: "Wind in the trees" by Peter Lainson
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  • A ciascun' alma presa (Vita Nova, cap III)
    Jan 4 2026
    ep. 18 st. 2
    Nove anni dopo il primo incontro, Dante incontra di nuovo Beatrice; entrambi hanno 18 anni. In questa occasione, lei gli concede il salute per la prima volta. Più tardi, ancora estasiato, Dante ha una visione: Amore tiene tra le braccia una donna alla quale offre il cuore del Poeta come nutrimento. Nasce da questa esperienza il sonetto "A ciascun' alma presa e gentil core".

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    Musica: "Scarlet" by Realizer
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    27 min
  • L'apparizione di Beatrice (J.A. Scott)
    Dec 28 2025
    ep. 17 st. 2
    Commento di John Alfred Scott sull'apparizione di Beatrice nel capitolo II della "Vita Nova". La lettura è tratta dalla sua opera "Perché Dante?", Aracne, Roma 2010.

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    Musica: "Someone I know" by Peter Lainson
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    7 min
  • Il primo incontro con Beatrice (Vita Nova, cap. II)
    Dec 21 2025
    ep. 16 st. 2
    Inizia la narrazione della Vita Nova, cioè della vita rinnovata. Si potrebbe intendere rinnovata dall'amore. La renovatio ha sì un senso religioso, cioè di nuova dimensione spirituale in una vita libera dal peccato e illuminata dalla Grazia divina, ma qui non è tanto Dio a guidare il Poeta, quanto Beatrice stessa. Comunque, l'amore per lei conduce proprio a Dio padre.

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    Musica: "Someone I know" by Peter Lainson
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    17 min
  • Proemio Vita Nova (cap. I)
    Dec 14 2025
    ep. 15 st. 2
    L'intento dell'Opera è quello di trascrivere una parte della vita che è rimasta viva nella memoria del Poeta; lo fa per dare un senso agli eventi che intende "assemplare". Attenzione però, non si tratta di un diario personale; questi eventi assumono un significato simbolico ed allegorico che va interpretato attraverso allusioni e visioni.


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    Musica: "Birds in flight" by Peter Lainson
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    8 min
  • Vita Nova (D. Alighieri)
    Dec 7 2025
    ep. 14 st. 3
    La "Vita Nova" è la prima opera organica di Dante. Molti testi poetici, composti per circa quindici anni, sono stati raccolti per fungere da racconto dell'esperienza d'amore nei confronti di Beatrice. Ad unire tutto è una narrazione in prosa che funge anche da commento ai testi poetici.
    Quale sia la corretta interpretazione dell'opera è ancora oggi controverso.

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    Musica "Love Story" by Kite Flight
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    16 min
  • Tre donne intorno al cor mi son venute (D. Alighieri)
    Nov 30 2025
    ep. 13 st. 2
    Nei primi anni dell'esilio Dante ha composto delle rime cariche di temi civili; sono le cosiddette "Rime dell'esilio". In questi testi Dante canta la giustizia, la liberalità e la pace. Possiamo finalmente cogliere la vicinanza con la produzione civile di Guittone d'Arezzo.
    Queste rime interpretano in chiave politica l'esperienza privata del poeta.

    Tre donne intorno al cor mi son venute,
    e seggonsi di fore;
    ché dentro siede Amore,
    lo quale è in segnoria de la mia vita.
    Tanto son belle e di tanta vertute,
    che ’l possente segnore,
    dico quel ch’è nel core,
    a pena del parlar di lor s’aita.
    Ciascuna par dolente e sbigottita,
    come persona discacciata e stanca,
    cui tutta gente manca
    e cui vertute né belta non vale.
    Tempo fu già nel quale,
    secondo il lor parlar, furon dilette;
    or sono a tutti in ira ed in non cale.
    Queste così solette
    venute son come a casa d’amico;
    ché sanno ben che dentro è quel ch’io dico.

    Dolesi l’una con parole molto,
    e ’n su la man si posa
    come succisa rosa:
    il nudo braccio, di dolor colonna,
    sente l’oraggio che cade dal volto;
    l’altra man tiene ascosa
    la faccia lagrimosa:
    discinta e scalza, e sol di sé par donna.
    Come Amor prima per la rotta gonna
    la vide in parte che il tacere è bello,
    egli, pietoso e fello,
    di lei e del dolor fece dimanda.
    "Oh di pochi vivanda",
    rispose in voce con sospiri mista,
    "nostra natura qui a te ci manda:
    io, che son la più trista,
    son suora a la tua madre, e son Drittura;
    povera, vedi, a panni ed a cintura".

    Poi che fatta si fu palese e conta,
    doglia e vergogna prese
    lo mio segnore, e chiese
    chi fosser l’altre due ch’eran con lei.
    E questa, ch’era sì di piacer pronta,
    tosto che lui intese,
    più nel dolor s’accese,
    dicendo: "A te non duol de li occhi miei?".
    Poi cominciò: "Sì come saper dei,
    di fonte nasce il Nilo picciol fiume
    quivi dove ’l gran lume
    toglie a la terra del vinco la fronda:
    sovra la vergin onda
    generai io costei che m’è da lato
    e che s’asciuga con la treccia bionda.
    Questo mio bel portato,
    mirando sé ne la chiara fontana,
    generò questa che m’è più lontana".

    Fenno i sospiri Amore un poco tardo;
    e poi con gli occhi molli,
    che prima furon folli,
    salutò le germane sconsolate.
    E poi che prese l’uno e l’altro dardo,
    disse: "Drizzate i colli:
    ecco l’armi ch’io volli;
    per non usar, vedete, son turbate.
    Larghezza e Temperanza e l’altre nate
    del nostro sangue mendicando vanno.
    Però, se questo è danno,
    piangano gli occhi e dolgasi la bocca
    de li uomini a cui tocca,
    che sono a’ raggi di cotal ciel giunti;
    non noi, che semo de l’etterna rocca:
    ché, se noi siamo or punti,
    noi pur saremo, e pur tornerà gente
    che questo dardo farà star lucente".

    E io, che ascolto nel parlar divino
    consolarsi e dolersi
    così alti dispersi,
    l’essilio che m’è dato, onor mi tegno:
    ché, se giudizio o forza di destino
    vuol pur che il mondo versi
    i bianchi fiori in persi,
    cader co’ buoni è pur di lode degno.
    E se non che de li occhi miei ’l bel segno
    per lontananza m’è tolto dal viso,
    che m’have in foco miso,
    lieve mi conterei ciò che m’è grave.
    Ma questo foco m’have
    già consumato sì l’ossa e la polpa,
    che Morte al petto m’ha posto la chiave.
    Onde, s’io ebbi colpa,
    più lune ha volto il sol poi che fu spenta,
    se colpa muore perché l’uom si penta.

    Canzone, a’ panni tuoi non ponga uom mano,
    per veder quel che bella donna chiude:
    bastin le parti nude;
    lo dolce pome a tutta gente niega,
    per cui ciascun man piega.
    Ma s’elli avvien che tu alcun mai truovi
    amico di virtù, ed e’ ti priega,
    fatti di color novi,
    poi li ti mostra; e ’l fior, ch’è bel di fori,
    fa disiar ne li amorosi cori.

    Canzone, uccella con le bianche penne;
    canzone, caccia con li neri veltri,
    che fuggir mi convenne,
    ma far mi poterian di pace dono.
    Però nol fan che non san quel che sono:
    camera di perdon savio uom non serra,
    ché ’l perdonare è bel vincer di guerra.

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    Musica: "Home" by Peter Lainson
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    10 min