Annamaria Lusardi: Perché dobbiamo occuparci dei nostri soldi
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Secondo la professoressa Lusardi le conoscenze finanziarie sono molto collegate alla qualità della vita. Chi ha maggiori conoscenze finanziarie, infatti, soffre meno di “ansia finanziaria”: uno stato di malessere determinato dal fatto che non ci occupiamo delle nostre finanze o che non ci sentiamo abbastanza preparati per occuparcene.
“La finanza è per tutti, non solo per i ricchi – ha spiegato la professoressa Annamaria Lusardi – È molto importante seguire un po’ di regole quando pensiamo ai nostri risparmi. La prima regola è dedicare un po’ di tempo, anche 10-15 minuti alla settimana, per prenderci cura delle nostre finanze, anche se non abbiamo alcun risparmio. Poi bisogna capire quali sono le nostre entrate e le nostre uscite, ciò che possediamo e gli eventuali debiti da fronteggiare, per darci degli obiettivi di risparmio. Molto spesso il risparmio è il residuo, quello che resta tra le entrate e le uscite. Invece deve essere un obiettivo: dobbiamo decidere come risparmiare e come possiamo riallocare il nostro risparmio, ovvero come investire. Le persone pensano che sia molto difficile investire, ma non è così”.
Sulle marcate differenze di genere che caratterizzano il livello di alfabetizzazione finanziaria in Italia, la professoressa Lusardi ha invitato le donne a occuparsi “maggiormente delle loro finanze, facendosi aiutare anche da qualche amico o da un consulente finanziario al quale porre tutte le domande necessarie”.
E i giovani? “I giovani che hanno più conoscenze finanziarie sono quelli che vengono da famiglie ricche o da genitori che hanno la laurea – ha spiegato Lusardi – Occorre, quindi, un cambio culturale. La finanza è parte integrante delle nostre vite. Credo che sia essenziale renderla una materia obbligatoria a scuola, altrimenti l’accesso resterà solo appannaggio delle classi privilegiate. Tutti devono avere gli strumenti per capire il mondo intorno a loro e prendere buone decisioni finanziarie. Non può essere più un privilegio di pochi”
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