Aerei e auto ferme: negli States è finita la benzina
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All’aeroporto Douglas di Charlotte, in Virginia, Stati Uniti, American Airlines modifica all’improvviso l’orario di partenza dei voli. Non ci sono scioperi, né guasti tecnici. La ragione è la mancanza di carburante. Ealtri due voli - uno diretto a Honolulu e un altro a Londra, devono fare scali non previsti per rifornirsi, perché alla partenza i serbatoi non erano pieni come avrebbero dovuto essere. Non lontano dalla Virginia, all’aeroporto di Hartsfield-Jackson di Atlanta, in Georgia, la direzione emana un ordine: contattate altri rifornitori di carburante. Lo abbiamo finito.
Pochi giorni dopo, le stazioni di servizio di Alabama, Florida, Georgia, Carolina del Nord e Carolina del Sud segnalano una colossale mancanza di rifornimenti. L’11 maggio, nei distributori di quegli Stati, manca il 70% della benzina, e a Washington DC, la capitale, è l’87% a non avere più carburante per gli automobilisti. Il 14 maggio, i prezzi medi per gallone hanno superato i 3 dollari. Una settimana prima erano di poco superiori ai 2.
Cosa è successo in quei giorni di maggio negli Stati Uniti?
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