1980, Walter Tobagi: la libertà di informazione e la ricerca della verità PARTE 2

Cadaveri Eccellenti 8

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1980, Walter Tobagi: la libertà di informazione e la ricerca della verità PARTE 2

Di: Miguel Gotor
Letto da: Miguel Gotor
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A proposito di questo titolo

Un uomo, un padre, un giornalista. Coraggioso, amante della verità, ma tutt'altro che un uomo d'azione. Walter Tobagi, il giornalista del Corriere della Sera, si trovò infatti, suo malgrado, a vivere gli ultimi mesi della sua vita in preda alla paura. Tobagi era troppo acuto per non capire sotto quale minaccia vivesse: sapeva di essere al centro del mirino del terrorismo rosso da quando, nel 1978, era divenuto presidente dell'Associazione lombarda dei giornalisti, difendendo la libertà di informazione e la necessità di non piegarsi ai ricatti del terrore. E pagò con la morte questa sua tenacia,cadendo vittima dei terroristi della Brigata XXVIII marzo il 28 maggio del 1980.

Il "Tobagino", così lo chiamavano i colleghi più anziani dell' "Avvenire", si fece conoscere già da subito per la sua limpida professionalità. A soli ventinove anni approdò al “Corriere della sera” e nel frattempo crebbe il suo impegno nel sindacato dei giornalisti a favore della libertà di stampa. Contemporaneamente aveva iniziato a indagare sulla scalata al “Corriere della Sera” da parte del gruppo del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e di quella che poi si sarebbe scoperta essere la loggia P2. E finì così per trasformarsi in un personaggio scomodo. Le indagini per arrivare alla cattura degli assassini di Tobagi furono rapide ed efficaci: il nucleo di carabinieri del generale Dalla Chiesa arrestò Marco Barbone; subito dopo furono catturati i complici. Ma il processo, se da un lato portò alla condanna dei sei imputati, dall'altra però portò tra lo sgomento dei familiari alla immediata scarcerazione di Barbone e del suo complice Morandini per "l'eccezionale valore del loro pentimento".


Un podcast realizzato da Frame in esclusiva per Audible.

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