#10 - La costruzione del nemico
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Nonostante la pandemia, la presunta chiusura e mille difficoltà, il Molino continua ad attirare e coinvolgere generazioni di giovani militanti che decidono di voler continuare a intervenire politicamente nella società nonostante le restrizioni date dalla situazione sanitaria. La politica e le autorità però, basandosi su alcuni fatti puntuali, metteranno in piedi una narrazione che dipingerà il Molino come il nemico sociale e inizierà a creare un consenso politico necessario per lo sgombero dell‘ex Macello. Un passo secondo alcuni necessario per portare avanti il cantiere di ristrutturazione del sedime dopo l’approvazione del progetto “Matrix”, ma anche per salvaguardare l’ordine pubblico e la legalità all’interno della città.
L‘8 marzo una manifestazione contro il patriarcato e l'islamafobia verrà duramente repressa dalla polizia e sarà ulteriore motivo per disdire la convenzione su cui si basa la presenza del centro sociale al Macello. Un grande dibattito all’interno del movimento, per decidere quali strategie mettere in gioco, porterà alla decisione di non seguire le vie istituzionali ma di proporre una risposta popolare e di massa con l’organizzazione di una grande manifestazione a sostegno degli spazi autogestiti. Ma il lunedì precedente alla manifestazione i due neo-municipali Lombardi e Valenzano si presenteranno ai cancelli del Molino…
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