1. La mia bambina sta bene?
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A proposito di questo titolo
Ci sono stati altri rapimenti in Lombardia, ma questo è diverso, per la brutalità dell’azione, per le condizioni in cui è tenuta in ostaggio (una buca sottoterra e un tubo di 5 centimetri di diametro per respirare), per la fine che le faranno fare i carcerieri: dosi sconsiderate di calmante, altrettante di eccitante per svegliarla e farle scrivere lettere imploranti.
L’allora avvocato della famiglia Enrica Domeneghetti racconta ricerche e trattative.
Un sedicente marsigliese, con toni minacciosi (“gliela mando un pezzettino al giorno”) chiama da una cabina telefonica un padre distrutto, Elios Mazzotti (“voglio avere notizie certe della mia bambina”). La richiesta è di 5 miliardi di lire di riscatto. E’ una cifra fuori misura, che la famiglia - benestante ma non ricchissima - non ha a disposizione. Dopo un mese di maltrattamenti, Cristina viene spostata nell’appartamento di una complice, ma qui non dà più segni di vita e viene gettata dai rapitori nella discarica di Galliate, Novara, dove sarà ritrovata il primo settembre. “Qual è il prezzo che si paga per un delitto così efferato? – si chiede il fratello, Vittorio Mazzotti -
Per aver ucciso una ragazzina di 18 anni innocente e per aver creato il dolore che è stato creato in quelli che sono rimasti”.Gli anni della paura cominciano da qui, dal 1975, quando i criminali calabresi mettono le basi per quella che sarà “l’industria dei sequestri”. Il 26 novembre di quello stesso anno viene rapita a Torino Carla Ovazza, consuocera di Gianni Agnelli: lo racconta il figlio, oggi economista, Giorgio Barba Navaretti.
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