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Parte I: La Sorgente d’OnoreFehu, il Dono. Il Dono non si possiede. Passa di mano e resta vivo.1. Il Giuramento dell’Acqua LimpidaOcram vide per la prima volta la Sorgente d’Onore quando aveva sette anni. Non era ancora abbastanza alto da portare una spada, ma era già abbastanza serio da desiderarne una. Questo, secondo gli anziani di Eltherion, era insieme buon segno e cattiva notizia. La sorgente nasceva sotto una parete di pietra chiara, dove il Bosco di Nemetyl Silvanar cominciava a farsi più fitto e le radici degli alberi sembravano scendere non nella terra, ma nella memoria stessa del mondo. L’acqua usciva da una fenditura stretta, limpida e fredda, e cadeva in una conca naturale levigata dai secoli. Nessuno beveva da quella sorgente senza permesso. Non perché fosse vietato. Perché certe cose non hanno bisogno di divieti. Basta guardarle per capire che chiedono rispetto. Ocram arrivò tenendo la mano di suo padre. Arel parlava poco, non per durezza, ma perché aveva imparato che le parole, quando sono troppe, diventano debito. Preferiva offrire gesti: una cintura sistemata prima del viaggio, un mantello riparato senza dirlo, una mano sulla spalla al momento giusto. Quella mattina gli aveva dato una tunica pulita, grigia, fermata al collo da un laccio verde. «Non correre», gli aveva detto soltanto. Ocram non corse. Camminò con la schiena dritta, il mento alto e gli occhi pieni di una tensione che voleva sembrare coraggio. Accanto alla sorgente li attendevano tre Custodi. Myrdhal, il più anziano, portava un bastone inciso con cinque segni che Ocram non sapeva ancora leggere. Seryn, custode delle lame cerimoniali, aveva capelli scuri intrecciati dietro la nuca e una cicatrice breve sul sopracciglio sinistro. Talia delle Sorgenti era inginocchiata vicino all’acqua e sosteneva di poter distinguere l’acqua che ricordava da quella che fuggiva.Myrdhal lo osservò. «Sai perché sei qui?» «Per giurare.» Seryn sollevò appena un sopracciglio. Talia sorrise nell’acqua. «E sai che cosa significa giurare?» Ocram aveva preparato quella risposta per giorni. «Significa promettere di non tradire.» Myrdhal non disse che era sbagliato. Questo inquietò Ocram più di un rimprovero. «È un inizio.» Seryn prese una piccola coppa di legno da una pietra piatta. Era semplice, senza ornamenti. Sulla superficie scura si vedevano i segni delle mani che l’avevano usata prima di lui. «Riempi la coppa.» Ocram si inginocchiò e immerse la coppa nella sorgente. L’acqua era così fredda che le dita gli fecero male. Per un istante pensò di lasciarla cadere. Non lo fece. La riempì fino all’orlo e si alzò lentamente. «Perché tanta cura?» chiese Seryn. «Perché è acqua d’Onore.» «E quindi?» Ocram cercò la risposta giusta. «Quindi non devo sprecarla.» Talia si voltò. «Non tutto ciò che viene versato è sprecato.» Il bambino abbassò lo sguardo sulla coppa. Le sue mani erano tese, le nocche pallide. Myrdhal disse: «Bevi.» Ocram portò la coppa alle labbra. Il primo sorso gli tagliò il respiro. Non aveva mai bevuto acqua così fredda, né così viva.Scese dentro di lui come una lama sottile, ma non feriva. Svegliva. Quando ebbe bevuto, fece per restituire la coppa. Myrdhal non la prese. «Ora dona.» Ocram rimase fermo. «A chi?» Il vecchio non rispose. Ocram guardò suo padre. Arel non gli suggerì nulla. Guardò Seryn. La custode delle lame lo fissava come se la risposta dovesse uscire dalla postura delle spalle. Guardò Talia, che indicò l’acqua con un movimento minimo del mento. Ocram esitò. Poi porse la coppa a suo padre. Arel bevve un sorso e la diede a Seryn. Seryn bevve e la diede a Talia. Talia bevve e infine versò l’ultima parte dell’acqua sulla terra, ai piedi della sorgente. Ocram sussultò. «Perché l’hai versata?» «Perché la terra era qui prima di noi.» «Ma era acqua d’Onore.» «Appunto.» Myrdhal posò il bastone davanti a lui. «Ascolta bene, Ocram di Eltherion. L’Onore non è ciò che tieni intatto nella tua mano. Non è una coppa piena che nessuno deve toccare. È ciò che ricevi e non trattieni.» Seryn gli consegnò una piccola lama di legno, non affilata, fatta per la mano di un bambino. Ocram trattenne il respiro. Era la sua prima spada. Anche se era di legno, anche se non tagliava, anche se nessuno dei ragazzi più grandi l’avrebbe temuta, era sua. Il pensiero gli attraversò il petto con una luce improvvisa.Poi ricordò la coppa. «Che cosa hai ricevuto?» chiese Myrdhal. «Una spada.» Seryn scosse il capo. «Troppo facile.» Ocram arrossì. «Un compito.» «Meglio», disse Myrdhal. Talia mise la coppa vuota tra le mani del bambino insieme alla lama. «Hai ricevuto due cose. Una che vorresti tenere. Una che vorresti riempire di nuovo.» Ocram guardò gli oggetti. La spada gli piaceva. La coppa lo confondeva. Il che, in qualche modo, la rendeva più pesante. Myrdhal si inginocchiò davanti a lui. «Ripeti dopo di me. Ricevo ...
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