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Sintesi dell'editore

La maggior parte dei conflitti armati cosiddetti "a bassa intensità" non meritano l'attenzione né le prime pagine riservate alle guerre in Iraq o in Siria. Si parla soltanto dei conflitti in cui sono evidenti gli interessi geopolitici o economici delle grandi potenze mondiali.

Tuttavia, l'impatto di queste guerre invisibili è altrettanto devastante per le popolazione che le subiscono, i particolare per i gruppi che fanno più fatica a difendersi: donne, bambini e anziani. I conflitti su cui si danno poche informazioni o di cui poco si sa, restano nelle mani di coloro che li hanno creati e degli interessi economici e strategici che li alimentano, in una spirale di violenza e di indifferenza che sembra non avere fine.

Per spiegare dei conflitti che hanno delle radici storiche profonde e nei quali incidono di norma innumerevoli fattori, i media offrono un'informazione povera e frammentata. Un'informazione che peraltro deve spesso competere con quantitativi ingenti di intrattenimento banale. È per questo che, pur ritenendoci molto informati, finiamo per ignorare o per avere delle informazioni scarse su conflitti molto gravi. Il problema è, chi stabilisce queste priorità? Per quale motivo? Perché interessa che alcuni conflitti internazionali restino invisibili?
©2016 Area51 Publishing (P)2016 Area51 Publishing

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