Omicidio a Carloforte
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Letto da:
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Fabrizio Rocchi
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Di:
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Antonio Boggio
Il commissario Alvise Terranova ha tre passioni: il buon vino, Tom Waits e la poesia. È a Carloforte da poche settimane ma non è un forestiero, fino all'età di quattordici anni ha vissuto nell'isola. Alle soglie della celebrazione della Madonna dello Schiavo, una delle principali festività del paese, un servizio dell'emittente locale Tele Radio Maristella mostra i danni causati dal maltempo e una scritta apparsa sul muro della chiesa: la fede è in pericolo. La mattina successiva, viene ritrovato il corpo senza vita di padre Moresco, storico sacerdote di Carloforte.
Il medico intervenuto dichiara che la morte è sopraggiunta accidentalmente, a causa di una caduta dalle scale, ma Alvise non è convinto. C'è un gruppo di fedeli scontenti che aveva avviato una petizione per richiedere il trasferimento di padre Moresco; l'accesa discussione che il prete ha avuto in chiesa con una donna, a tarda notte, poco prima di morire. E poi c'è una chiave che, però, non apre nessuna porta della canonica. Quando il commissario riceve una lettera anonima, tutti i sospetti si spostano in una direzione. Ma lui non è mai stato il tipo che si innamora della versione più facile e continua l'indagine contro il parere di tutti. Tra trame politiche, clientelismi locali, intrighi di diversa natura, tentati sabotaggi e depistaggi, Alvise riuscirà a scoprire il segreto così a lungo tenuto nascosto, che è costato la vita di padre Moresco.
Antonio Boggio, al suo esordio nel romanzo, con lingua fluida, colorata qui e là di espressioni dialettali, costruisce una trama complessa che si snoda rapida tra personaggi originali e un'ambientazione ricca di fascino.
©2022 Piemme (P)2022 Piemmevalidissimo!
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Quasi dispiace che sia finito.
Spero di spero di trovare altre storie con il commissario Alvise
Stupendo.
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I personaggi, a partire dalla stessa vittima (fra santità e perversione) hanno tratti e personalità estremamente, direi forzatamente, contrastanti. Con ciò li si vorrebbe forse rendere molto umani, oltre che a loro modo tutti sospettabili. Ma i tratti bianchi e quelli neri della personalità di ciascuno, non si fondono mai, in nessuna piega, in un realistico grigio. Più che volti umani mi ricordano maschere inquietanti.
Molto discutibile,a mio avviso, anche la scelta dell'unico punto di vista: tutto viene visto e narrato solo attraverso gli occhi del Commissario Alvise. Si vede, si sa, si intuisce solo ciò che lui a mano a mano vede, conosce , immagina. Modo narrativamente complesso, ma poco vario e vivace.
Davvero suggestive, invece, le descrizioni del paesaggio.
10 anche alla lettura ed interpretazione
E.M.
Mah...
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Basta con queste imitazioni regionali di Montalbano
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Buon giallo
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