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Kay Scarpetta, Vol. 26
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Betta Cucci
A proposito di questo titolo
Kay Scarpetta, l'anatomopatologa più famosa al mondo, si trova a essere la riluttante testimone chiave di un processo per omicidio di grande risonanza mediatica: quasi un anno prima, il cadavere di April Tupelo, ex reginetta di bellezza, era stato ritrovato orrendamente sfigurato su una spiaggia della Virginia. Viene accusato del suo omicidio Gilbert Hooke, il fidanzato. Il processo, presieduto dalla giudice Annie Chilton, vecchia amica di Kay, provoca reazioni contrastanti e il caos nella Old Town di Alexandria, e la testimonianza di Scarpetta getta ulteriore benzina sul fuoco, con il rischio che si sviluppino violente proteste.
Nel corso del processo avviene un fatto terribile e inquietante: la sorella della giudice Chilton viene trovata morta. A prima vista sembra una violazione di domicilio finita male, ma allora perché non è stato rubato nulla e perché il giardino è disseminato di piante e di insetti morti?
Anche se non c'è una causa apparente del decesso, Scarpetta riconosce i segni rivelatori dell'impensabile e capisce che il peggio deve ancora venire. La patologa forense si trova dunque a combattere contro una forza potente che la riporta al passato, mentre il tempo a sua disposizione per catturare l'assassino sta per scadere.
©2022 Mondadori Libri (P)2025 Mondadori LibriContinua la serie
Cosa sta succedendo? Semplice: per essere pubblicati oggi non serve più una trama, serve il "bollino liberal". Kay Scarpetta è stata declassata a comparsa in una versione distopica e woke di Coronation Street. Al vertice del potere? Solo donne e rigorosamente lesbiche. La nipote Lucy? Non bastava che fosse un genio informatico, ora è anche nera e, ovviamente, lesbica. Un tripudio di quote che trasforma i personaggi in figurine di cartone senz'anima, utili solo a spuntare le caselle dell'inclusività forzata.
E il povero Marino? L'unico rimasto a rappresentare l'America reale è ridotto a un orpello: il tizio col pickup che serve solo a sporcarsi le mani mentre le "menti illuminate" si scambiano pacche sulle spalle.
Ma l'insulto finale arriva negli ultimi venti minuti. Dopo una storia che, a onor del vero, parte anche con un briciolo di intrigo, la Cornwell decide di staccare la spina. Il finale è frettoloso, sciapo, quasi irritante nella sua inconsistenza. È evidente che l'urgenza dell'autrice non fosse chiudere il cerchio narrativo, ma finire di dare lezioni di moralità al lettore.
Il futuro di questi personaggi è preoccupante: non sono più esseri umani che risolvono crimini, sono strumenti di propaganda. Una pietà unica. Se questo è il nuovo corso, Kay Scarpetta farebbe meglio a eseguire un'autopsia sulla propria serie, perché il decesso per "eccesso di zelo ideologico" è ormai accertato.
AP
Dal bisturi al catechismo Woke
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