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Sintesi dell'editore

La prefazione illumina sulle intenzioni dell'autore e sul significato dell’opera: «Crescano e fioriscano intorno all’antica tomba della mia giovane madre myricae autunnali […] Mettano queste poesie i loro rosei calicetti intorno alla memoria di mia madre, di mia madre che fu così umile, e pur così forte, sebbene al dolore non sapesse resistere se non più di un anno. Io sento che a lei devo la mia abitudine contemplativa cioè, qual ch’ella sia, la mia attitudine poetica. Non posso dimenticare certe sue silenziose meditazioni in qualche serata, dopo un giorno di faccende, avanti i prati della Torre. Ella stava seduta sul greppo; io appoggiavo la testa sulle sue ginocchia. E così stavamo a sentir cantare i grilli e a vedere soffiare i lampi di caldo sull’orizzonte. Io non so più che cosa pensassi allora: essa piangeva. Pianse poco più di un anno, e poi morì.» I Canti di Castelvecchio sono una raccolta pascoliana del 1903: il titolo pare voglia creare un collegamento con i "Canti" leopardiani, suggerendo così, secondo l'interpretazione di Giuseppe Nava, l'ambizione ad una poesia più elevata. Castelvecchio è la frazione di Barga, in Media Valle del Serchio, nel quale Pascoli aveva acquistato una casa in cui soggiornò molto a lungo, dedicandosi alla poesia e agli studi di letteratura classica (sono famose, e tuttora visibili, le tre scrivanie per lavorare nelle tre lingue, italiano, latino, greco). Qui gli parve di aver finalmente ricostituito il "nido" distrutto di San Mauro. I Canti di Castelvecchio sono fitti di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita in campagna. Il motto iniziale è il medesimo di Myricae: "arbusta iuvant humilesque myricae" (piacciono gli arbusti e le umili tamerici; ma Pascoli traduce myricae con "cesti" o "stipe"). In tal modo, Pascoli recupera il legame con la raccolta precedente e la poetica del "fanciullino", accentuandone però la valenza simbolica.

Please note: This audiobook is in Italian.

Public Domain (P)2010 Bronteion

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