L'Agnese va a morire
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Dalila Cozzolino
«L'Agnese restò sola, stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla neve». Le guerre le raccontano gli uomini. Ma c'è un'altra storia, ed è fatta di donne rimaste a lungo nel silenzio e nell'ombra. Donne come l'Agnese di questo romanzo, lavandaia nelle valli di Comacchio, che, dopo la cattura e la morte del marito per mano nazifascista, sceglie di collaborare con i partigiani come staffetta. Da quel momento, lo sguardo sempre più consapevole di Agnese mette a fuoco con limpida precisione gli eventi, rivela senza sconti tutta l'insensata crudeltà della guerra e diventa il nostro sguardo. Con una prosa asciutta, tesa e coinvolgente, Renata Viganò ha scritto una delle opere letterarie più limpide e convincenti che siano uscite dall'esperienza storica e umana della Resistenza e ha restituito voce alle donne e al loro ruolo fondamentale nella lotta di Liberazione: un classico del secondo Novecento che non smette di parlare alle lettrici e ai lettori, generazione dopo generazione. In appendice una testimonianza dell'autrice sulla protagonista del romanzo. Renata Viganò (Bologna), scrittrice e partigiana, ha raggiunto la notorietà con L'Agnese va a morire (Premio Viareggio 1949), da cui è stato tratto l'omonimo film di Giuliano Montaldo con Ingrid Thulin. Tra le sue opere ricordiamo i volumi di poesie Ginestra in fiore (1912) e Piccola fiamma (1915), la raccolta di racconti Arriva la cicogna (1954) e i romanzi Una storia di ragazze (1962) e Matrimonio in brigata (1976).
©2014 Giulio Einaudi editore, In copertina: foto Robert Capa / International Center of Photography / Magnum / Contrasto, Progetto grafico: 46xy (P)2026 Giulio Einaudi editoreAnche la prefazione e la postazione sono molto interessanti.
Capolavoro
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non riesco a commentare più di tanto, se non dicendo che è un romanzo straordinario per lo stile di scrittura asciutto, ma mai povero; preziosissimo come quadro di vita e d’azione dei partigiani, che si intreccia con quello delle donne coinvolte nella resistenza.
Per le bellissime, mai retoriche parole sulla guerra. Per contenuti, narrazione, stile e coinvolgimento emotivo, contenuti morali e civici.
Lascio solo l’idea a tutti di leggerlo, rileggerlo e regalarlo a destra e a manca, per donare e ricordare uno dei più bei personaggi femminili mai descritti nella letteratura italiana.
Straordinario
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L’Agnese va a morire
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Lettrice bravissima.
Magnifico
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