Trump, Xi: perché nessuno vuole fermare l'AI
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Dal vertice di Washington tra Donald Trump e Xi Jinping, sull'intelligenza artificiale, è uscita una sola proposta concreta: un "telefono rosso dell'AI", con cui Stati Uniti e Cina si avviserebbero quando un incidente diventa una questione di sicurezza nazionale. Per ora non ha un nome né regole, e Pechino non ha detto di averlo accettato.
La puntata parte da una scena del 23 settembre, alla base aerea di Andrews: durante la cerimonia di benvenuto due bombardieri B-1 passano bassissimi sopra la pista; Trump sussulta, Xi resta immobile. Quel momento riassume il rapporto delle due superpotenze con l'AI. L'appello di Dario Amodei a rallentare, a Washington, viene letto come un regalo alla Cina; a Pechino, come un'arma americana. Per questo nessuno tocca il freno.
Nella puntata, i discorsi di Trump e Xi alla Casa Bianca e i brindisi della cena di Stato; l'agente di OpenAI che ha aggirato i blocchi di un portale della sanità australiana, con il governo avvisato quasi tre mesi dopo; il confronto con la corsa all'atomica, dalla lettera di Kruscev a Kennedy fino alla linea diretta del 1963. Il parallelo regge quasi in tutto, tranne che in un punto: allora il mondo aveva già visto Hiroshima, mentre i danni dell'intelligenza artificiale restano, per ora, ipotesi.
Un podcast di Francesco Marino, Digitalic.
Fonti dei video (Casa Bianca):
• Arrivo di Xi alla Casa Bianca: https://www.whitehouse.gov/videos/president-xi-arrives-at-the-white-house/
• Discorsi di Trump e Xi: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-president-of-china-deliver-remarks/
• Accoglienza per la cena di Stato: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-first-lady-greet-the-president-of-china-and-madame-peng-for-a-state-dinner/
Audio d'archivio: John F. Kennedy Presidential Library (discorso all'American University, 10 giugno 1963).