A che serve la morte? Faggin e il mistero centrale dell’uomo
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Otto miliardi di persone su questo pianeta. 150.000 muoiono ogni giorno. Di tutti i miliardi vissuti prima, ricordiamo solo una manciata di nomi. Gli altri svaniti nel nulla.
Federico Faggin, inventore del microprocessore, propone una visione radicale: tu non sei il tuo corpo. Sei una coscienza quantistica che esisteva prima e esisterà dopo il corpo.
Il corpo è come un drone pilotato da remoto. Se il drone si spegne, tu resti dove sei. Il drone è morto, ma tu continui a esistere.
Secondo Faggin, la morte non è una fine ma un risveglio. Durante la vita siamo così concentrati sulle informazioni del corpo che non percepiamo una realtà più vasta. Quando il corpo si spegne, quella realtà diventa accessibile.
Perché allora abbiamo paura della morte? Anche chi crede nella reincarnazione ne ha paura. Perché ogni morte è vissuta come la prima volta, senza memoria delle esperienze precedenti.
E perché viviamo così poco? L'universo ha 13,8 miliardi di anni, noi al massimo un secolo. Faggin dice che questa brevità ha uno scopo: permetterci di fare esperienza in condizioni limitate, di crescere attraverso relazioni e scelte.
La morte diventa così un passaggio verso un'esistenza senza tempo. Cosa significa vivere senza tempo? Non lo sappiamo. Ma sarà un risveglio diverso per ciascuno, basato su come abbiamo costruito le nostre relazioni durante la vita.
Una riflessione necessaria in un'epoca che ha rimosso il tema della morte. Eppure è l'unica certezza che abbiamo.
Guarda il video: https://youtu.be/lQyXhxBMTE4
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© Andrea Brugnoli – Tutti i diritti riservati.
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