Qual è l'ultimo romanzo di Wilbur Smith?
Nella mitologia e nella filosofia greca, Nemesirappresentava la dea della giusta punizione, della vendetta e della retribuzione divina, in particolare contro chi mostrava arroganza e hybris (l’eccessiva superbia o presunzione contro gli dei o l’ordine morale). Non era vista come malvagia in sé, ma come una forza equilibratrice che ristabiliva la giustizia e puniva chi trasgrediva i limiti naturali o divini. Anche l'ultimo romanzo (postumo) di Wilbur Smith, scritto insieme a Tom Harper, si intitola Nemesi ed è il sequel di Monsone nel quale seguiamo le vicende della famiglia Courtney.
Di cosa parla la saga dei Courteney di Wilbur Smith?
La saga dei Courteney è un lungo e avvincente ciclo di romanzi che attraversa secoli di storia, dai tumultuosi XVII e XVIII secolo fino ai conflitti del XX secolo e oltre. La serie si articola in tre grandi atti: il primo segue le prime generazioni della famiglia Courteney tra avventure coloniali e guerre europee, il secondo esplora le vicende del XIX e XX secolo tra passioni, battaglie e intrighi, mentre il terzo si concentra sul XX secolo, intrecciando la saga dei Courteney con quella dei Ballantyne, tra guerre mondiali e sfide eroiche. Ogni romanzo, da Uccelli da preda a Nemesi, intreccia azione, vendetta e avventura, offrendo un affresco epico della famiglia e del mondo che la circonda.
Nemesi, l'ultimo romanzo (postumo) di Wilbur Smith scritto insieme a Tom Harper segue le epiche imprese di Paul e Adam Courtney, due membri della famiglia dei Courtney segnata dal sangue e dalla vendetta. Paul, testimone della decapitazione della madre sotto la ghigliottina a Parigi, si getta nelle campagne di Napoleone, tra polvere da sparo e battaglie sanguinose. Adam, figlio dell’ammiraglio Robert Courtney, salpa dai porti della Marina britannica per inseguire i carnefici della sua famiglia, affrontando mari tempestosi e terre lontane. Le loro rotte sembrano destinate a non incrociarsi, finché il traditore Hugo Courtney non diventa l’inafferrabile trait-d’union delle loro vite. Tra navi in tempesta, deserti infuocati e oasi illusorie, il romanzo mescola duelli, coraggio e astuzia. Una saga di vendetta, sangue e avventure senza tregua sui mari e sulla terra.
Se vuoi scoprire tutte le saghe di Wilbur Smith continua a leggere: Il mondo epico di Wilbur Smith
Come si sviluppa la saga dei Courteney tra Monsone e Nemesi?
Se in Monsone la saga dei Courteney naviga tra mari tempestosi, pirati sanguinari e profezie misteriose, con fratelli separati che affrontano schiavitù, battaglie e intrighi per ritrovarsi, in Nemesi l’avventura prende terra in Europa e in Africa, tra ghigliottine, campagne napoleoniche e vendette sanguinose.
In Monsone, i protagonisti solcano l’Oceano Indiano, affrontano fortezze di pirati e deserti africani, mentre Dorian, trasformato in guerriero fedele al principe Al-Malik, e Thomas, cacciatore di pirati, rischiano di scontrarsi come nemici. In Nemesi, Paul e Adam Courtney si muovono in parallelo tra guerre europee e missioni navali africane, spinti dall’odio e dal desiderio di vendetta, senza conoscersi fino all’ingresso del traditore Hugo.
Entrambi i romanzi condividono la forza della famiglia, il coraggio in battaglia e l’inseguimento di un destino che sembra già scritto, con ambientazioni che spaziano dai mari tempestosi ai deserti infuocati, dalle fortezze assediate ai porti coloniali. Tuttavia, mentre Monsone si concentra sulla fratellanza divisa, le profezie e gli scontri inevitabili, Nemesi enfatizza la vendetta personale e la sopravvivenza in un mondo crudele, con una tensione più brutale e realistica.
Ritratto d'autore: chi era Wilbur Smith
Icona della letteratura d’avventura e maestro di romanzi epici, Wilbur Smith è lo scrittore che tutti, prima o poi, hanno incrociato nel proprio destino, volenti o nolenti. Nato in Zambia nel 1933, l’autore zambiano naturalizzato sudafricano e di origini britanniche ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo con storie di mare, deserto e battaglie storiche, popolate da eroi coraggiosi e famiglie legate da sangue, passione e vendetta.
Wilbur Smith ha reso celebri i suoi romanzi storici e d'avventura, in particolare la saga dei Courteney, con cui ha esplorato secoli di storia tra il XVII e il XX secolo. I suoi protagonisti sono spesso uomini e donne temprati dalla vita, coraggiosi, audaci e pronti a sfidare il destino in mari tempestosi, terre ostili o città assediate. Le sue trame intrecciano guerra, passione, mistero e tesori nascosti, trasportando il lettore in mondi lontani e realistici allo stesso tempo. Con oltre 50 romanzi pubblicati e oltre 140 milioni di copie vendute, Wilbur Smith ha lasciato un segno indelebile nel panorama letterario mondiale. La sua vita, tra caccia, subacquea e voli da pilota, rifletteva la stessa avventura delle sue storie. È scomparso il 13 novembre 2021 all'età di 88 anni, circondato dalla moglie Niso, e quest’anno, proprio il 13 novembre, ricorre il quarto anniversario della sua morte: vogliamo ricordarlo con le frasi più celebri tratte dai suoi bestseller più letti.
Frasi celebri tratte dai bestseller di Wilbur Smith
“Talvolta la menzogna è chiaramente visibile mentre la verità rimane celata.” - Wilbur Smith da La legge del deserto
“Non scrivere mai per piacere al pubblico, ma per piacere a te stesso.” - Wilbur Smith da Il dio del fiume
“La felicità non è un posto.” - Wilbur Smith da Il destino del leone
“Il denaro è un gioco. Il gioco più emozionante del mondo.” - Wilbur Smith da Come il mare
“La realtà può esistere solo in un certo momento e in un certo luogo.” - Wilbur Smith da Il destino del leone
“Bisognava fare sacrifici sull'altare della rivoluzione.” - Wilbur Smith da Nemesi
“Per cavalcare la cresta dell’onda, bisogna prima trovarsi nel luogo dove l’onda comincia a incresparsi.” - Wilbur Smith da Come il mare
“Un animo nobile è la calamita che attrae l’amore altrui.” - Wilbur Smith da Il dio del deserto
“Aristocratici e popolani sarebbero andati incontro allo stesso destino: il freddo acciaio non badava
al ceto sociale.” - Wilbur Smith da Nemesi
“La fortuna, come il destino era una dea capricciosa e poteva girarti le spalle in qualsiasi momento. Preferiva non mostrare alcun segno di insicurezza.” - Wilbur Smith da Nemesi
Se vuoi scoprire tutti i libri di Wilbur Smith in ordine cronologico, continua a leggere qui.
L'Africa narrata nei romanzi di Wilbur Smith, Karen Blixen e Ernest Hemingway
Troneggia l'Africa nei migliori romanzi di Wilbur Smith: si erge, mastodontica, con le sue savane, i suoi deserti e la sua indole selvaggia e indomita, avvolgendo il lettore in atmosfere che non concedono tregua, soprattutto ai fan più affezionati dell'autore nato nell'attuale Zambia(all'epoca Rodhesia del Nord). Smith, nei suoi bestseller ambientati nel continente africano, celebra la grandezza e la ferocia della natura, la passione per la caccia e il richiamo dell’avventura: può piacere o essere inviso.
Come nel romanzo Il destino del cacciatore, in cui l'Africa orientale del 1906 diventa teatro di sopravvivenza e coraggio: qui, il giovane sottotenente Leon Courteney, insieme al sergente masai Manyoro, affronta imboscate e ribelli tra savane e villaggi, salvandosi grazie alle cure della sciamana Lusima. Tornato alla base, deve però confrontarsi con le accuse di insubordinazione del maggiore Snell e la perdita del suo amore, Verity O'Hearne.
Come Wilbur Smith, anche un’altra scrittrice ha saputo catturare l’essenza dell’Africa attraverso uno sguardo tutto occidentale: stiamo parlando di Karen Blixen. In La mia Africa (1937), Karen Blixen racconta il continente come un luogo vivo di esperienza e scoperta. Le sue memorie ripercorrono diciotto anni trascorsi in Kenya tra piantagioni di caffè, popolazioni locali e natura rigogliosa, intrecciando riflessioni liriche sulla vita coloniale, sulla cultura Kikuyu e sulle passioni personali, come la delicata relazione con Denys Finch Hatton.
E come non citare un altro grande appassionato della caccia proprio come Wilbur Smith ovvero Ernest Hemingway che, in Verde colline d’Africa (1935), scrive proprio un diario romanzato del safari che lui stesso compì in Africa Orientale nel 1933 con la moglie Pauline. In tutti e tre gli autori, l’Africa emerge, dunque, come protagonista viva, ma filtrata attraverso uno sguardo decisamente occidentale che tende a interpretarla, più che a comprenderla. L’argomento è troppo vasto per essere affrontato in questo articolo: ci basti ricordare che il pensiero decoloniale invita a riportare al centro le voci e le prospettive dei popoli originari, riconoscendo la complessità storica e culturale dei territori narrati e aprendo la strada a una lettura più consapevole e rispettosa della storia e dell’identità africana.
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