Trasformare l’ordinario in straordinario. È questa l’arte della gente comune.
Questa frase che si trova all’inizio di Io sono Adele, il nuovo romanzo di Csaba dalla Zorza disponibile in esclusiva su Audible letto dalla stessa dalla Zorza, sembra contenere non soltanto il senso della storia, ma anche una parte importante dell’ universo dell’autrice; giornalista, food writer e volto televisivo ha fatto per anni è proprio questo: prendere gesti considerati ordinari — preparare una cena, apparecchiare una tavola, scegliere un fiore, piegare una tovaglia — e restituire loro significato. Solo che questa volta la tavola è apparecchiata per raccontare qualcosa di molto più scomodo.
Adele Casagrande ha sessant’anni e, almeno secondo i parametri con cui siamo abituati a giudicare la felicità femminile, avrebbe tutte le ragioni per restare dov’è. Ha avuto una famiglia, dei figli, una bella casa, una carriera. Ha costruito con disciplina quella che da fuori sembra una vita riuscita. Eppure decide di andarsene; lascia Milano, il marito e una professione di responsabilità e si trasferisce a Villeneuve-lès-Avignon, in Provenza, per lavorare come governante presso la famiglia Colbert. Non per ritirarsi dal mondo, né per concedersi una vacanza tardiva. Adele continua a lavorare. Semplicemente, sceglie un altro lavoro e, soprattutto, un altro modo di abitare il proprio tempo. È proprio qui che Io sono Adele diventa più interessante di quanto la sua superficie elegante possa lasciar immaginare.
Una donna che ha fatto tutto bene. Forse troppo
Adele appartiene a una generazione di donne cresciute con una promessa ambigua: potete avere tutto, purché siate disposte a occuparvi di tutto. Studiare, lavorare, costruire una carriera, essere economicamente indipendenti. Ma anche diventare madri presenti, compagne attente, custodi invisibili dell’equilibrio familiare. Ricordare appuntamenti, organizzare giornate, preoccuparsi che niente cada. E, possibilmente, farlo senza mostrare troppa fatica.
Intervistata da Vanity Fair, Csaba dalla Zorza ha sintetizzato bene uno dei nervi scoperti del romanzo: «Per le donne, più che per gli uomini, il tempo per sé non arriva mai». E parla apertamente di quel carico mentale che non consiste semplicemente nel fare, ma nel ricordarsi continuamente che qualcosa deve essere fatto. È anche per questo che la scelta di Adele è meno conservatrice di quanto possa sembrare.
Lasciare un ufficio per occuparsi di una casa potrebbe essere interpretato come un ritorno all’antico ruolo femminile. Invece il romanzo compie quasi il percorso opposto. Adele decide di attribuire un prezzo e dei confini a un lavoro che per decenni ha svolto gratuitamente: ora viene pagata per occuparsi degli altri e, quando termina il suo orario, il tempo torna a essere suo. Nell’intervista a Vanity Fair, l’autrice prende infatti esplicitamente le distanze dal modello delle cosiddette tradwife e insiste sull’importanza dell’indipendenza economica femminile. Non è la casa a imprigionare Adele, sono le aspettative. E quando quelle aspettative smettono di determinare ogni sua scelta, persino una cucina può trasformarsi in un luogo di libertà.
In Provenza, per ricominciare da capo
Csaba dalla Zorza ha dichiarato che alla base del romanzo c’è un'idea precisa: non è mai troppo tardi per ricominciare. La narrativa, il cinema e la cultura popolare ci hanno abituati a raccontare i grandi cambiamenti attraverso personaggi giovani: si parte, si cambia città, ci si innamora, si sbaglia, si ricomincia. A una certa età, invece, sembra che la vita debba essere ormai definita. Possibilmente sistemata. Io sono Adele contesta proprio questa idea. I figli sono grandi, il matrimonio si è svuotato, la carriera non basta più a giustificare il sacrificio che richiede. E quella che potrebbe essere raccontata come una crisi diventa una domanda molto più radicale: se non dovessi più dimostrare niente a nessuno, come vorresti vivere? Adele non ha immediatamente una risposta. Il romanzo la costruisce poco alla volta, alternando la quotidianità nella casa dei Colbert ai frammenti di una vita precedente: la separazione dei genitori, la necessità precoce di diventare indipendente, la maternità, il matrimonio, il lavoro, le rinunce. E un segreto che continua a difendere attraverso il silenzio.
La Provenza diventa così qualcosa di più di uno scenario seducente. È la distanza necessaria per guardarsi da fuori. E naturalmente non è difficile riconoscere, dietro questa scelta geografica, anche un frammento della biografia della sua autrice. Csaba ha vissuto nel Sud della Francia e nel 2003 si è trasferita a Parigi per frequentare Le Cordon Bleu, esperienza che avrebbe contribuito a cambiare radicalmente la sua traiettoria professionale.
Prima di Adele c’era La governante
Per chi vuole entrare nel mondo di Adele dall’inizio, su Audible è disponibile anche La governante, il romanzo con cui Csaba dalla Zorza ha debuttato nella narrativa.
Qui incontriamo per la prima volta questa donna di sessant’anni che decide di abbandonare una vita apparentemente senza sbavature. È il momento della frattura, quello in cui il desiderio di essere comincia finalmente a prevalere sulla necessità di apparire. Io sono Adele prosegue quella storia e le regala una dimensione più intima, ma può essere ascoltato anche autonomamente.
Csaba dalla Zorza, molto prima di Adele
Forse la parte più affascinante del progetto è scoprire quanto la storia di Adele sia vicina, senza essere autobiografica, a quella della donna che l’ha inventata. Prima di diventare per il pubblico italiano un punto di riferimento nel mondo della cucina, del ricevere e delle buone maniere, Csaba dalla Zorza voleva scrivere romanzi.
Aveva diciassette anni. Poi sono arrivati il marketing editoriale, la Francia, la cucina, i libri di ricette e lifestyle, la televisione. Dopo più di venti volumi e centinaia di puntate televisive, nel 2025 ha pubblicato finalmente La governante, il suo primo romanzo. In un certo senso, quindi, anche la nascita di Adele è una storia di desiderio rimandato. La Csaba conosciuta dal grande pubblico è passata dal marketing editoriale — lavorando anche con Mondadori e Condé Nast — alla formazione in cucina francese, alla scrittura gastronomica, all’editoria, alla televisione. Ha costruito negli anni un linguaggio estremamente riconoscibile fatto di cucina domestica, bellezza, ritualità quotidiana, disciplina e buone maniere.
Poi è arrivata la narrativa. Sul suo Substack, mentre stava terminando Io sono Adele, ha raccontato che la propria vita personale aveva iniziato a mescolarsi a quella del personaggio fino a costringerla a decidere quanto mostrare. La scelta, scrive, è stata quella di svelare. Il romanzo contiene infatti esperienze e sensazioni reali, pur senza diventare un'autobiografia. Adele assomiglia alla sua autrice nella determinazione con cui ha costruito una professione, nel desiderio di conciliare famiglia e lavoro, nel rapporto con il dovere e nel bisogno di difendere la propria indipendenza.
Forse è proprio questa vicinanza a rendere il personaggio meno impeccabile — e quindi più interessante — dell’immagine che ci si potrebbe aspettare dall’universo di Csaba dalla Zorza.
Le regole servono anche per capire quando infrangerle
In Io sono Adele tornano continuamente le regole. Quelle della tavola, certo. Quelle della casa. Ma soprattutto quelle interiori: essere affidabile, non creare problemi, fare la cosa giusta, resistere, prendersi cura, non chiedere troppo. Nel prologo condiviso dall’autrice prima dell’uscita del libro, torniamo all’infanzia di Adele e scopriamo come le regole siano diventate per lei qualcosa di rassicurante, quasi una struttura costruita per tenere insieme ciò che rischiava di crollare.
E qui il romanzo trova probabilmente il suo tema più universale. Perché diventare adulte significa anche scegliere regole che ci permettono di sopravvivere. Il problema arriva quando continuiamo a rispettarle molto tempo dopo che hanno smesso di proteggerci. Adele ha fatto per decenni ciò che ci si aspettava da lei. A sessant’anni deve imparare qualcosa di infinitamente più difficile: chiedersi cosa vuole. Non deve però trasformarsi in un’altra persona per riuscirci. Non smette di amare le case ordinate, la cucina, le tovaglie stirate, la disciplina. Non rinnega ciò che è stata. Cerca semplicemente di capire quali parti di quella vita le appartengano davvero e quali abbia indossato perché qualcuno gliele aveva consegnate come l’unica forma possibile di felicità.
Quando Adele prende la voce di Csaba
C’è poi una ragione particolare per scegliere di conoscere questa storia in audio: Io sono Adele è letto dalla stessa Csaba dalla Zorza. In questo caso la scelta della voce non è un dettaglio accessorio. Il romanzo è scritto in prima persona; sappiamo che tra autrice e protagonista esistono punti di contatto dichiarati e che Csaba ha riversato nella storia ricordi ed esperienze personali. Sentire Adele attraverso la voce di chi l’ha immaginata accentua inevitabilmente quella zona ambigua e affascinante tra personaggio e confessione.
Gli utenti Audible sottolineano proprio questo aspetto: nelle recensioni dell’audiolibro ricorrono parole come magnetica, ipnotica, romantica, insieme all’apprezzamento per le atmosfere e per le numerose sfumature del racconto. La lettura dell’autrice, misurata e riconoscibile, sembra inoltre particolarmente adatta a un romanzo nel quale contano tanto i silenzi quanto ciò che viene detto. Adele non è una protagonista che esplode: trattiene, osserva, sistema. Persino quando sta smontando pezzo dopo pezzo la propria esistenza.
È un audiolibro che consiglierei soprattutto a chi ama le storie introspettive e femminili, i romanzi sulle seconde possibilità e sulle famiglie imperfette; a chi è attratto dalle atmosfere francesi e dai racconti nei quali la quotidianità nasconde una vita emotiva molto più turbolenta di quanto sembri. Ma anche a chi, indipendentemente dall’età, si è trovato almeno una volta a chiedersi se la vita costruita con tanta fatica sia davvero quella desiderata.
Se hai amato Adele, altre storie da ascoltare
Il primo titolo da recuperare resta naturalmente La governante, ma ci sono altri audiolibri disponibili su Audible che possono accompagnare bene la storia di Adele. In Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin ritroviamo la Francia, una protagonista femminile che vive in apparenza ai margini e un passato che emerge lentamente. Anche Violette Toussaint costruisce la propria esistenza attraverso la cura degli altri e dei piccoli gesti quotidiani, mentre dietro la serenità apparente si nasconde una storia dolorosa. L’audiolibro è letto da Michela Cescon.
C’è poi L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, letto da Anna Bonaiuto e Alba Rohrwacher. Renée è la portinaia di un palazzo dell’alta borghesia parigina e nasconde ai suoi abitanti una vita interiore infinitamente più ricca di quella che il suo ruolo sociale lascia immaginare. Un altro romanzo nel quale il servizio, la classe, l’apparenza e l’identità si incrociano in modo sorprendente.
E c’è un collegamento ancora più personale con Come l’arancio amaro di Milena Palminteri, romanzo che Csaba dalla Zorza aveva scelto per il proprio book club. Tre donne, in epoche diverse, combattono per conquistare il diritto di scegliere il proprio futuro in un mondo che preferirebbe farlo al posto loro. Cambiano l’ambientazione e il periodo storico, ma la domanda assomiglia molto a quella che attraversa Adele: quanto costa diventare la donna che si è deciso di essere?
Il diritto di desiderare ancora
Adele non è una rivoluzionaria nel modo in cui siamo abituati a immaginare le rivoluzionarie. Non alza la voce, non distrugge tutto, non rifiuta la cura, la casa, la femminilità o l’eleganza. Al contrario: prende tutti questi elementi e cerca di liberarli dal peso dell’obbligo.
È forse questo il gesto più contemporaneo di Io sono Adele: rivendicare il diritto di cambiare senza essere costrette a rinnegare ciò che siamo state. A vent’anni pensiamo spesso che essere liberi significhi poter diventare chiunque, più avanti scopriamo che qualche volta significa anche avere il coraggio di smettere di essere la persona che tutti si aspettano.
E sessant’anni, suggerisce Csaba dalla Zorza, possono essere un ottimo momento per cominciare. Io sono Adele, scritto e letto da Csaba dalla Zorza, è ora disponibile in esclusiva su Audible.










