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Marco D’Amore presenta Io uccido per Audible: l’intervista al SalTo 2026

Marco D’Amore presenta Io uccido per Audible: l’intervista al SalTo 2026

Marco D'Amore: una delle voci narranti dell'Audible Original Io uccido

Marco D’Amore, attore e regista tra i volti più intensi e riconoscibili del panorama cinematografico e televisivo italiano, è tra i protagonisti del cast vocale di Io uccido, la nuova serie audio Audible Original tratta dal celebre thriller di Giorgio Faletti. Nell’adattamento curato per l’audio, D’Amore presta la sua voce a Jean-Loup Verdier, il dj di Radio Monte Carlo al centro della spirale di telefonate, messaggi e delitti orchestrati dal misterioso killer “Nessuno”, in un intreccio che trasforma la diretta radiofonica in un dispositivo narrativo carico di tensione.

La serie rilegge il romanzo in chiave immersiva, riportando al centro la dimensione sonora come elemento drammaturgico fondamentale: la voce degli interpreti, i silenzi e il sound design diventano strumenti essenziali per costruire suspense e atmosfera. In questo contesto, il lavoro di D’Amore si concentra sulle sfumature vocali e sul ritmo dell’interpretazione, restituendo un personaggio che vive interamente attraverso il suono.

Lo abbiamo intervistato al Salone del Libro di Torino 2026, dove ci ha raccontato il suo approccio al progetto e l’esperienza di dare corpo a un personaggio che esiste soprattutto attraverso la voce.

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Leggi anche: Io uccido: il capolavoro di Giorgio Faletti diventa una serie audio Audible Original

Intervista a Marco D'Amore per il blog di Audible.it

1. Nella serie audio Io uccido tu sei Jean-Luc Verdier, il DJ di Radio Monte Carlo che conduce Voices e riceve le inquietanti telefonate del killer. Che tipo di personaggio è Verdier? E quali sono state le sfide principali nel portarlo in vita solo attraverso la voce?

Allora, la domanda necessita di un’altra domanda, cioè che cosa è un personaggio, ma sarebbe troppo lunga. Diciamo che la sfida di questo personaggio è molto interessante innanzitutto perché lui si presenta attraverso la voce, quindi anche nel romanzo prima ancora di essere un’immagine, un suono, e questo si sposa perfettamente con il lavoro che ci è stato chiesto, cioè di drammatizzare attraverso una serie audio dei personaggi e le relazioni che li coinvolgono. Jean-Luc è un personaggio molto complesso perché è un personaggio multiforme, nella misura in cui cambia. Senza voler spoilerare troppo, potrei osare dire che non è un personaggio è anche più di Dio perché non è uno e trino, ma forse è uno e “quater”… e la lascio lì.

2. Siamo parlando di un thriller psicologico, una pietra miliare del genere che scava nelle paure più profonde dell’essere umano. Il thriller attraversa un po’ il tuo percorso professionale come genere. Che rapporto hai con questo tipo di storia?

Non è che io non sia un grande fan del thriller, è che mi piace il thriller quando non per forza di cose corrisponde anche al genere. Mi piace quando il thrilling sta dentro una storia che è più complessa, che è una vicenda di umanità. È la ragione per cui io dico sempre che i miei due autori prediletti, che pure si ascrivono al genere giallo e thriller, sono Edgar Allan Poe e Simenon: stiamo parlando di “enorme letteratura” anche al servizio del genere.

3. Tra i due libri a cui hai dato voce, La vita davanti a sé e La paranza dei bambini, in Uccido il lavoro è evidentemente diverso: è corale, più vicino a una messa in scena. In cosa cambia l’approccio rispetto alla narrazione solista e che energia si crea fra voi interpreti in un progetto come questo?

Sostanzialmente quando registri un audiolibro ti tocca dar voce a tutti i personaggi che si intrecciano nella storia, devi raccontare le descrizioni, dunque dare vita anche agli ambienti. Qui invece è richiesto un lavoro da interpreti: a ciascuno di noi ha assegnato un personaggio che vive non solo nella solitudine della sua espressione ma anche in relazione agli altri. Quindi non voglio dire che sia più semplice, però è un lavoro diverso. Perché si lavora di concerto anche con chi fa la regia della serie audio, soprattutto con chi lavora alla post-produzione audio, quindi costruisce un mondo di suoni e di rumori. Noi abbiamo la partecipazione dei Quinto Rigo che musicano la serie audio che sono un gruppo meraviglioso.

4. Sì infatti per Io uccido è stato adottato un sound design analogico e la colonna sonora dei Quinto Rigo. Il modo di modulare la voce, il timbro, l’intensità rispetto a un paesaggio sonoro come questo: come si costruisce?

Ti rispondo senza voler svelare troppo perché proprio nella differenziazione vocale si costruisce la natura del personaggio che mi è toccato. Ci sono varie manifestazioni di questo Jean-Luc che cambiano soprattutto perché cambia la dimensione vocale, che corrisponde a diverse “note” che il personaggio prende. Però non vorrei dire troppo per non svelare troppo.

5. Negli ultimi anni si stanno diffondendo sempre di più serie audio anche di grandi opere letterarie come per esempio, nel caso di Audible, è stato fatto 1984 oppure Orgoglio e Pregiudizio. Secondo te cosa piace al pubblico contemporaneo di questo formato? Cosa lo rende così coinvolgente?

Innanzitutto la grande capacità di chi racconta. Abbiamo dei narratori straordinari e la capacità di intercettare i gusti del pubblico. Si racconta tanto di crime perché la cronaca interessa molto. Poi c’è una grande capacità tecnica di dare corpo e suono. E poi secondo me c’è un aspetto emotivo un po’ infantile: il primo rapporto che ciascuno di noi ha con la lettura è la voce della mamma o del papà, dello zio o della nonna che legge. È così che noi cominciamo a leggere, attraverso la voce di qualcun altro.

6. Tu ascolti serie audio e podcast nel tuo tempo libero? E se sì, hai qualcosa da consigliare ai lettori del blog di Audible.it ?

Abbiamo parlato di crime, abbiamo parlato di thriller, abbiamo parlato di giallo, io mi permetto di segnalare, se a qualcuno mai venisse voglia, di ascoltare i podcast del professor Barbero sulla storia e sui grandi eventi storici. A parte che lui è veramente molto gustoso nel racconto e poi io penso che per capire il presente e per progettare il futuro bisogna conoscere il passato, quindi se vi va fatelo.

I migliori titoli narrati da Marco D'Amore

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